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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Il coraggio di fare delle scelte

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Sac. Carlo Sacchetti

Riprendiamo la seconda domanda che P. Spadaro S.I. ha fatto a Papa Francesco nell’intervista che stiamo commentando.

«Perché si è fatto gesuita?

Proseguo con quella che avevo scelto come prima domanda: «Santo Padre, che cosa l'ha spinta a scegliere di entrare nella Compagnia di Gesù? Che cosa l'ha colpita dell'Ordine dei gesuiti?».
«Io volevo qualcosa di più. Ma non sapevo che cosa. Ero entrato in seminario. I domenicani mi piacevano e avevo amici domenicani. Ma poi ho scelto la Compagnia, che ho conosciuto bene perché il seminario era affidato ai gesuiti…»

Ci fermiamo su questa seconda affermazione di Papa Francesco: “Ma non sapevo cosa”.
Se da una parte, come abbiamo ricordato nella scorsa riflessione, il cuore dell’uomo ha dentro di sé l’impronta dell’infinito, nel cammino attraverso il quale cerca di placare la sua sete di felicità incontra uno scoglio non facile da superare: la necessità di fare delle scelte.

La scelta spaventa e per questo si tende a rimandarla il più possibile. Come diceva Chesterton parlando del matrimonio nella sua opera “Le avventure di un uomo vivo”: Ma per apprezzarle tutte bisogna sceglierne una, perché desiderare è scegliere, «ogni atto di volontà è un atto di autolimitazione... scegliendo una cosa voi rifiutate tutte le altre.., quando sposate una donna, rinunziate a tutte le altre».

Ancora, nella sua opera “L’imputato”, evidenzia le conseguenze per chi vuole mantenere sempre una via di fuga in tutto ciò che fa: «Come si è detto, è proprio questa porta secondaria, la sensazione di avere una via di fuga alle spalle, che a mio avviso costituisce lo spirito sterilizzante del piacere moderno. Ovunque si assiste al tentativo ostinato e folle di ottenere il piacere senza pagarne il prezzo. [...] Tutto questo non funzionerà assolutamente. Senz'altro lo spettatore, l'amatore e l'esteta vivono momenti esaltanti; ma un certo tipo di esaltazione è noto solo al soldato che combatte per la sua bandiera, all'asceta che soffre la fame per raggiungere l'illuminazione, all'amante che fa una scelta una volta per tutte. Ed è questa autodisciplina trasfigurante che fa del voto una cosa davvero sana. [...] Intorno a noi si erge la città dei peccatucci, dove abbondano le vie di fuga e i rifugi; ma presto o tardi fiamme alte come torri si leveranno dal porto per annunciare che il regno dei codardi è finito e che un uomo, si sta bruciando i ponti alle spalle».

È chiara l’indicazione che emerge da questi testi: solo chi ha il coraggio di fare delle scelte vivrà una vita piena. Ciò che fa la differenza è l’andare in profondità. Quando dicevo nella scorsa riflessione che ciò che mi ha permesso di appagare il mio desiderio di vivere tutto non è stato il tentativo (impossibile) di provare ogni esperienza, ma il comprendere che potevo vivere tutto in ogni cosa, intendevo affermare che il segreto sta nella profondità con cui vivi ogni cosa. Proprio Chesterton circa il matrimonio (una delle scelte più difficili ed importanti della vita) afferma: Allora corteggiatela (la donna scelta) eternamente e sposatela infinite volte. Rischierete l'accusa di poligamia, ma se tutte le donne che sposate hanno «i capelli rossi», qualcuno scoprirà la verità: «Sì - disse Michele -. Per quanto so, Innocenzo Smith ha avuto molti fidanzamenti, molti matrimoni; ma una moglie sola».

La profondità, il rinnovare costantemente la propria scelta per cercare di cogliere e vivere sempre meglio l’amore per quella persona, è ciò che rende piena la vita dell’amante. A volte penso che è come se fossimo in un mondo rotondo e da qualsiasi parte si comincia a fare lo scavo si può arrivare al centro della sfera. È la profondità che fa la differenza. Con questo non voglio affermare che una scelta vale l’altra. Occorre ponderare sempre bene le proprie scelte, imparare ad ascoltarsi, conoscersi, leggere tutto ciò che accade nella nostra vita, consigliarsi e così via. Vi possono essere casi dove la scelta è proprio sbagliata e quindi va cambiata. Però mi convinco sempre di più che la maggior parte delle situazioni richiedono solo più maturità e profondità.

Il grosso problema che Chesterton denuncia è terribilmente vero. Questo rimanere quasi a galleggiare nella vita perché si desidera mantenere sempre una via di fuga alle spalle sterilizza il piacere e impedisce di compiere la propria vita. Vediamo ogni giorno giovani, e non solo, che non sanno più gustare la vita e proprio per questo si gettano su emozioni, esperienze estreme, che tanto sono intense sul momento, quanto sono superficiali e se ne vanno rapidamente. Al momento sembra più facile percorrere questa strada ma il prezzo che si pagherà sarà alto.

Ecco che Papa Francesco ci racconta della sua scelta, quella fondamentale. Come all’inizio non aveva ben chiara la strada da intraprendere ma l’ascolto del suo cuore (voleva qualcosa di più, il desiderio di una comunità, del condividere il suo cammino in modo profondo con altre persone), la situazione e ciò che è accaduto (il seminario era affidato ai Gesuiti) sono risultati decisivi. Qui il Papa non ne parla, ma sono convinto che un altro elemento decisivo sia stata la preghiera che ha accompagnato questa scelta.

Attrezziamoci, dunque, cerchiamo di maturare, ascoltiamo il nostro cuore, leggiamo con attenzione e profondità tutto ciò che accade nella nostra vita, consigliamoci, e non dimentichiamo il coraggio, perché come dice Paulo Coelho: «Se lui deve fare una scelta, che la faccia subito. Così lo aspetterò. Oppure lo dimenticherò. Aspettare è doloroso. Dimenticare è doloroso. Ma non sapere quale decisione prendere è la peggiore delle sofferenze».
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