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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

La ragione per la quale merita vivere



Sac. Carlo Sacchetti

Desidero iniziare la riflessione di questa settimana con le parole di Dietrich Bonhoeffer che afferma:

“Il Sì e l’Amen sono il terreno sicuro sul quale poggiamo. Perdiamo continuamente di vista in questo tempo sconvolto la ragione per la quale merita vivere. Ci è consentito vivere continuamente vicino a Dio e in sua presenza e allora non c’è più niente di impossibile per noi non essendoci niente di impossibile per Dio. Nessuna potenza terrena può toccarci senza il volere di Dio e la miseria e il pericolo ci portano più vicino a Dio”.

Parole quelle di Bonhoeffer che aprono, nella difficile situazione attuale, una finestra di speranza, proprio perché ridanno peso specifico all’uomo. Sì perché le speranze che non nascono da un riscoprire i fondamenti dell’umano, che non ti portano a rimetterti in gioco per entrare in una prospettiva che nasce dalla verità del tuo essere profondo, sono pericolose e deludenti.

La prima risposta che ognuno di noi è tenuto a dare, per onestà con se stesso, per carità verso la propria persona, per la dignità della vita che ha tra le mani, è: “Perché sono al mondo?”.

Questo però non basta. Occorre che la ricerca porti a una conclusione più personale. Potremmo riformularla in questo modo: “Perché sono al mondo proprio io, con le mie caratteristiche, con i miei limiti?”. Ogni discorso filosofico diventa vero per me nel momento in cui si intreccia con i miei giorni, con i miei sogni, con le mie paure, con i miei doni e i miei limiti. Non serve sapere perché c’è il mondo se questa risposta non mi racconta perché ci sono io, e io proprio come sono, con tutto il bagaglio di qualità e difetti che riempiono lo zaino sulle mie spalle.
Ma tutto questo, ci si accorge presto, che non basta. Quando fossi anche arrivato a conoscere e credere il perché del mio esistere sentirei ancora un vuoto. Ciò che mi mancherebbe ancora è la certezza di essere stato voluto da qualcuno. Potremmo dire che occorre dare alla verità un volto. Senza un cuore che ti ha sognato, senza una intelligenza che ti ha progettato, senza una volontà che ti ha fortemente voluto si rimane orfani, orfani non solo di amore ma anche di senso.

Quello che la filosofia cerca di scoprire è insufficiente se rimane alle sole riflessioni razionali. L’uomo non ha bisogno di un sistema logico che gli spieghi perché in una determinata era della storia, in un determinato punto del cosmo, ha cominciato ad esistere. L’uomo necessita di uno sguardo che gli ridoni continuamente la vita. Sì, perché come il respiro “ti ridona” continuamente l’esistenza, così lo sguardo carico di fiducia di chi ti ama sostiene il tuo vivere in ogni istante e ti dà la possibilità di vivere una vita che si possa definire “umana”.

Ecco che ciò che Bonhoeffer afferma, e che la Rivelazione ci ha da sempre raccontato, diventa centrale: “Ci è consentito di vivere continuamente vicino a Dio e in sua presenza”, “Nessuna potenza può toccarci senza il volere di Dio e la miseria e il pericolo ci portano più vicino a Dio”. Si potrebbe pensare che queste sono parole riservate ai mistici, ma al contrario, sono parole riservate a chi non ha ancora rinunciato a vivere.
Solo l’uomo che arriva a questo Volto, sperimenta una presenza che lo ricrea ogni giorno. La creazione dell’inizio è un tutt’uno con la ricreazione che lo sguardo carico di fiducia e d’amore di Dio opera ogni giorno. Riscoprire questa presenza significa riscoprire se stessi, riscoprire l’uomo.

Tutto ciò che puoi vivere nella tua esperienza trova solo in questo “Abbraccio” il suo significato pieno e ultimo, ciò che ti fa dire con verità: “merita vivere”.
Togliere al mondo Dio, significa togliere questo “merita vivere” e rimane un semplice vivere, che è poi sopravvivere. Quest’ultimo può essere anche molto emozionante ma rimane privo di “profondità”. Si possono realizzare anche capolavori in due dimensioni ma la più semplice realtà tridimensionale ha un sapore di verità, autenticità e pienezza che la semplice “altezza per larghezza” non possederanno mai.
Anche la “miseria e il pericolo” non ci spaventano perché ci portano più vicino a Dio che è ciò che, in fondo, ogni uomo sta cercando e ogni cuore desidera, anche senza saperlo.
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