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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Vedere Dio

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Sac. Carlo Sacchetti

Il programma di quest’anno, come abbiamo scritto la scorsa settimana, è: “Il prodigio di essere credenti”.
Iniziamo, dunque, un percorso che ci aiuti a comprendere lo specifico cristiano in tutta la sua bellezza.

Le cose più grandi e importanti non sono quelle che appaiono, le cose esagerate, diverse dal solito, che rompono gli schemi. Come è successo anche per l’evento più importante della storia, la venuta di Dio sulla terra, non vi sono state trombe o cose particolari. Questo modo di manifestarsi ha confuso chi si aspettava un Messia potente, strepitoso, alla maniera del mondo. Ma se proviamo a fermarci a pensare, ci accorgiamo che questa regola la ritroviamo costantemente.
È più grande l’evento che fa sorgere il sole ogni giorno o i fuochi di artificio. Eppure il primo neanche lo notiamo mentre i secondi ci lasciano a bocca aperta. La forza che fa andare in ebollizione un pentolino d’acqua non ha regole diverse da quella che fa eruttare un vulcano. L’amore fedele e quotidiano di due sposi non è forse più grande di un gesto d’amore speciale che fa intenerire e riempie le testate dei giornali? Le attese trepidanti di tante persone anziane che contano i minuti che li separano dalla prossima visita del figlio non sono meno struggenti di tanti problemi e situazioni estreme che i telegiornali ci sbattono in faccia creando un clima di ansia e pessimismo collettivo.

Si potrebbe continuare, ma penso che il messaggio sia già chiaro: le nostre giornate sono piene di eventi che scivolano via, senza essere compresi e vissuti in tutta la loro grandezza.

Anche la presenza di Dio nel mondo è una realtà che sfugge a molti, nonostante, dalla Risurrezione di Cristo, sia più che mai reale e vera: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Mt 28.20)
Cristo è con noi ogni giorno, come mai non lo vediamo? Il problema è che non abbiamo gli occhi, la mente, il cuore per vederlo. Il Vangelo ci offre la via per aprire i nostri occhi, per dilatare il nostro cuore. Seguire Cristo nella via del Vangelo è ciò che ci permetterà di vedere la realtà in modo diverso, in modo più attento e profondo. Il Vangelo non è un insieme di norme, di comportamenti che se osservati ci danno il pass per il Paradiso. Il Vangelo ci aiuta a vivere con una comprensione di noi stessi, degli altri, del mondo diversa, più vera.

Più il Vangelo diventa vita nella nostra storia, nelle nostre scelte, più cominciamo a vedere nel modo giusto. È come se il nostro cervello, la nostra anima fosse bloccata, messa in “ridotta”, dall’egoismo e dal peccato che è in noi. Se ad esempio - come diceva S. Paolo nella lettera ai Romani di domenica scorsa - «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole» (Rom 13,8) - cominciassimo a vivere con lo spirito di chi si sente debitore verso tutti di un “amore vicendevole”, si aprirebbero in noi delle nuove possibilità di vedere e comprendere. Il Vangelo ci dice anche: «Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22). Nel momento in cui perdoniamo qualcuno ci accorgiamo che riusciamo a percepire una presenza di Dio nella nostra vita che prima ci era sconosciuta. Il cuore vede! Chi ti fa del male, chi ti tratta in modo ingiusto, è il tuo più grande benefattore. La fatica che fai per amarlo, per cercare prima di tutto gli aspetti positivi, apre il tuo cuore più di tante altre esperienze gratificanti e facili. Il Santo Curato d’Ars diceva, con una vena di tristezza, che rimpiangeva i tempi in cui era calunniato e soffriva tremendamente, perché la fatica e il cammino fatto, in questa situazione di difficoltà, lo avevano fatto crescere tantissimo nella conoscenza e comprensione di se stesso e di Dio. Ora tutta Francia andava da lui, era diventato una “star” con la sua fama di santità, ma questo non gli dava ciò che, le persecuzioni e le tribolazioni gli avevano donato.

Ciò che ha vissuto il Curato d’Ars ci insegna che si cresce molto di più in un mese di tribolazioni vissute secondo il Vangelo che in anni di vita cristiana tranquilla, fatta di preghiere e di opere buone.

Se dietro alla fatica di scalare un monte c’è la possibilità di vedere un panorama speciale, turgido di bellezza, possiamo anche accettare grossi disagi pur di arrivare in cima. Se dietro alla fatica di vivere il Vangelo c’è la possibilità di avere degli occhi che vedono quanto vi è di più bello e consolante per l’uomo, “la presenza di Cristo nella sua vita ogni giorno, ogni istante, ogni momento”, ben venga questa fatica.

Come è diversa la realtà vista da un cuore che ama. Come siamo diversi noi quando ci guardiamo attraverso lo specchio dell’amore. Come è diverso il fratello se a parlarci di lui è la carità.
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