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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Il mistero del dolore

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Sac. Carlo Sacchetti

Oggi vorrei riflettere con voi sul mistero del dolore. Mistero “sommo”, di non immediata comprensione.
Prima o poi la sofferenza bussa nella casa dell’uomo e la maggior parte delle volte lo trova impreparato. L’atteggiamento dei più è quello di non pensarci, incrociando le dita. Perché intristirsi quando tutto va bene? Certo, come dice il Vangelo, “a ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6,34), ma questo non toglie che chi desidera vivere la vita in pienezza deve cercare di comprenderla, provando a entrare nel suo mistero. Questo non solo per essere pronti ad affrontare i momenti di difficoltà quando arriveranno, ma anche per spremere tutta la gioia che l’esistenza può dare. Più conosciamo la verità del nostro esistere, più riusciamo a gustare ogni istante della vita con un’intensità sempre nuova.

Per tornare al mistero del dolore vorrei proporvi una riflessione tratta da un estratto di una lettera che Fedor Michajlovic Dostoevskij scrive a Natal’ja Dmitrevna Fonzivina:

«Voglio però svelarvi un segreto. Il romanzo (“L’Idiota” ndr) si basa tutto sul dialogo segreto tra un quadro, “Il Cristo morto” di Hans Holbein e un’icona sacra, la “Deposizione del Sepolcro” di Gorodec, venerata da secoli dai fedeli, nella cattedrale di Kazan di Santo Pietroburgo. Nella pittura religiosa occidentale moderna, Gesù morto, fateci caso, è sempre raffigurato da solo.

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Finché non entrai nel Santuario di Dio

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Sac. Carlo Sacchetti

Una cosa di cui il cristiano non può fare a meno è la preghiera. Come una pianta ha bisogno di acqua, di luce, così il credente non può fare a meno della preghiera.
Per parlarvi della preghiera ho scelto il salmo 73 che ci riporta l’esperienza di un giusto che è messo alla prova da ciò che accade davanti ai suoi occhi.
Come sono belli i salmi! Alcuni si lasciano intimorire dal linguaggio non sempre immediato contenuto in essi o dai riferimenti ad eventi non conosciuti che disorientano. È vero che per comprendere i salmi occorrerebbe una certa conoscenza dell’Antico Testamento (e mi sento di consigliare ad ogni cristiano questo approfondimento. In esso troviamo la Storia della Salvezza nella quale riponiamo la nostra speranza), ma se pregati con attenzione possono parlare all’uomo di ogni tempo. S. Agostino, sul letto di morte, si fece scrivere i principali salmi sul muro per poter continuare a pregarli nella malattia. La nota distintiva dei salmi è quella di guardare a Dio partendo dalle vicende dell’uomo. C’è così tanta umanità nei salmi che ognuno di noi ritrova qualcosa di sé. C’è tanta divinità in queste preghiere che la nostra speranza e fede vengono educate al senso del Dio d’Israele.
Ma insieme uno dei 150 salmi che compongono il salterio completo.

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Perché mi devo confessare dal prete?

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Sac. Carlo Sacchetti

Continuando il cammino sullo specifico cristiano (cattolico), oggi vorrei partire da questa domanda: perché mi devo confessare dal prete? Non sarebbe meglio farlo direttamente con Dio? In fondo, ci hanno insegnato al catechismo, il peccato è un’offesa a Dio.

La prima risposta che viene alla mente si rifà alle parole di Gesù, quando, dopo la Risurrezione, incontra gli apostoli: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,21-23).

Ma con voi oggi vorrei cercare un altro motivo che trae la sua forza dall’essenza stessa del cristiano.
Proviamo ad ascoltare ciò che la Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 12, ci dice:

12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
14E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 16E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. 19Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. 22Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; 23e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. 26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
27Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

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Perché è necessario confessarsi e farlo con frequenza?

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Sac. Carlo Sacchetti

Vorrei, in questo editoriale, riflettere con voi sul Sacramento della Penitenza, conosciuto come Confessione.
Non intendo fare una catechesi, in senso stretto, ma cercare di darvi un motivo valido per vivere questo Sacramento nello spirito giusto e con la giusta frequenza.
Per questo motivo vi propongo come meditazione il brano del vangelo di Matteo, capitolo 5, versetti 43-48:

43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

In queste parole di Gesù avvertiamo la vertigine di sentirci chiamati, dal cuore di Dio, a così alte vette. Ascoltando queste parole di Gesù ci si potrebbe spaventare e cercare di fuggire (vedi l’esperienza di Giona). Ma il modo corretto di accogliere questo discorso del Messia è quello di accogliere con stupore e gioia la grande vocazione a cui siamo chiamati. Se Gesù ci offre questo alto ideale è perché ognuno di noi, con il Suo aiuto, lo può realizzare.
Non abbiamo dunque scuse: ognuno di noi può vivere come Dio, amando col Suo stesso amore, donando se stesso come Lui ha fatto.

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