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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Sep 2013

La lingua è un fuoco

la_lingua_come_fuoco


Sac. Carlo Sacchetti

“Il mio Natale: dar da mangiare senza affamare nessuno, vestire senza denudare nessuno, far vivere senza uccidere nessuno”.
Mi hanno molto colpito queste parole di Primo Mazzolari perché capovolgono la carità e permettono, senza eliminare la prospettiva più immediata, di vederne anche il fondo.

È evidente che la carità comprende il dare da mangiare, il vestire, il far vivere, ma non sempre è così chiaro che questa virtù è complessiva e richiede un atteggiamento totale di amore. Non si può pensare di assolvere al “comandamento più importante della Legge” se non ci si mette in gioco come persone, in tutto quello che siamo.

Direi che Don Primo nella prima parte evidenzia le braccia della carità, mentre nella seconda il cuore, l’anima.
“Senza affamare nessuno”, “Senza denudare nessuno”, “Senza uccidere nessuno”, ci riportano al cuore della carità.

L’amore è ascolto dell’altro. Dei suoi bisogni più veri e profondi, delle sue debolezze più umilianti, dei suoi difetti più irritanti. Quante persone hanno realmente fame, di attenzione, di tenerezza e dolcezza. La vera dolcezza non è carica di saccarosio, mielosa e quasi fastidiosa (diffidate di questo genere di attenzioni). Questa virtù consiste nel saper far sorridere chi non riesce a farlo da solo davanti ai suoi limiti, difetti e cadute. Certi cammini di conversione possono iniziare solamente là dove c’è uno sguardo che ti aiuta a sorridere dei tuoi limiti e con fiducia ti aiuta a comprendere che tu sei prezioso ugualmente. Sentirsi guardati così aiuta a gustare ciò che è bello di noi e fa nascere dentro il desiderio di crescere. Senza questo primo passo si rischia di cercare di cambiare per paura, per moralismo, per pressione sociale, ma non certo perché spinti dall’unica vera energia che può portarci fino alla meta: la libertà. Nella maggior parte dei casi si assiste a cammini intrapresi ma mai conclusi. Quando l’energia che ci spinge è quella della paura, o altre motivazioni immature, si rimane, presto o tardi, a piedi. Mi torna in mente la parabola delle dieci vergini dove alcune di loro rimangono senza olio. Sono tanti i tentativi, anche sofferti, non coronati dalla gioia propria di chi giunge alla vetta.

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La ragione per la quale merita vivere



Sac. Carlo Sacchetti

Desidero iniziare la riflessione di questa settimana con le parole di Dietrich Bonhoeffer che afferma:

“Il Sì e l’Amen sono il terreno sicuro sul quale poggiamo. Perdiamo continuamente di vista in questo tempo sconvolto la ragione per la quale merita vivere. Ci è consentito vivere continuamente vicino a Dio e in sua presenza e allora non c’è più niente di impossibile per noi non essendoci niente di impossibile per Dio. Nessuna potenza terrena può toccarci senza il volere di Dio e la miseria e il pericolo ci portano più vicino a Dio”.

Parole quelle di Bonhoeffer che aprono, nella difficile situazione attuale, una finestra di speranza, proprio perché ridanno peso specifico all’uomo. Sì perché le speranze che non nascono da un riscoprire i fondamenti dell’umano, che non ti portano a rimetterti in gioco per entrare in una prospettiva che nasce dalla verità del tuo essere profondo, sono pericolose e deludenti.

La prima risposta che ognuno di noi è tenuto a dare, per onestà con se stesso, per carità verso la propria persona, per la dignità della vita che ha tra le mani, è: “Perché sono al mondo?”.

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L'uomo è mistero



Sac. Carlo Sacchetti

Dio è più vicino di quanto pensiamo. Mi torna in mente il brano del libro del Deuteronomio al capitolo 4 versetto 7: “... quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?”

Il problema di fondo è che abbiamo perso (anche per il peccato) la capacità di riconoscerlo. Ciò impoverisce l’uomo, lo rende insensibile e incapace di riconoscere quell’infinità di piccole cose che passano accanto ai suoi sensi e che gli parlano di Altro.

L’attenzione a quelle situazioni, esperienze, che ogni giorno accadono nella nostra vita è realmente un momento “spirituale”. Per spirituale non intendo qui solo la sua accezione religiosa, ma tutto ciò che permette all’uomo di cogliere la profondità e la grandezza del suo mistero, del suo esserci. L’uomo è un universo che parla di Altro. L’uomo è Mistero!

Tra le tante esperienze che l’uomo vive, vorrei sottolineare oggi quella dello “stupore”.

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L'inquietudine del credente



Sac. Carlo Sacchetti

Vorrei cominciare il nostro cammino di formazione e approfondimento settimanale lasciando la parola al nostro Pastore e Padre: Papa Francesco. Mi ha colpito molto, e per questo ve la propongo, l'omelia che ha pronunciato durante la Santa Messa per l'inizio del capitolo generale dell'ordine di Sant'Agostino, mercoledì 28 agosto 2013, presso la Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio a Roma.

 
“Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te” (Le Confessioni, I,1,1). Con queste parole, diventate celebri, sant’Agostino si rivolge a Dio nelle Confessioni, e in queste parole c’è la sintesi di tutta la sua vita. “Inquietudine”. Questa parola mi colpisce e mi fa riflettere. Vorrei partire da una domanda: quale inquietudine fondamentale vive Agostino nella sua vita? O forse dovrei piuttosto dire: quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere vive nella nostra vita questo grande uomo e santo? Ne propongo tre: l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore.
 
1. La prima: l’inquietudine della ricerca spirituale. Agostino vive un’esperienza abbastanza comune al giorno d’oggi: abbastanza comune tra i giovani d’oggi. Viene educato dalla mamma Monica nella fede cristiana, anche se non riceve il Battesimo, ma crescendo se ne allontana, non trova in essa la risposta alle sue domande, ai desideri del suo cuore, e viene attirato da altre proposte. Entra allora nel gruppo dei manichei, si dedica con impegno ai suoi studi, non rinuncia al divertimento spensierato, agli spettacoli del tempo, intense amicizie, conosce l’amore intenso e intraprende una brillante carriera di maestro di retorica che lo porta fino alla corte imperiale di Milano. Agostino è un uomo “arrivato”, ha tutto, ma nel suo cuore rimane l’inquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non è addormentato, direi non è anestetizzato dal successo, dalle cose, dal potere.

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