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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Noi siamo Famiglia

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Sac. Carlo Sacchetti

Nel nostro cammino su ciò che caratterizza l’essere credenti non possiamo trascurare il brano di vangelo che abbiamo pregato la scorsa domenica (visto che non ero in comunità, questa riflessione serve a dare continuità al percorso che stiamo facendo nelle varie domeniche dell’anno liturgico).

Il Vangelo era Mt 20,1-16:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Sono molte le persone che sentono un certo disagio ad ascoltare queste parole di Gesù. In fondo l’idea di “meritarsi” la salvezza è molto radicata in un certo cristianesimo nel quale si pensa di poter conservare il “vino nuovo”, della Rivelazione di Cristo, in “otri vecchi”.

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Padre, rendici degni di servire

Padre_rendici_degni_ di servire


Sac. Carlo Sacchetti

Continuiamo il nostro cammino intorno al tema dell’anno, il “Prodigio di essere credenti”, dando uno sguardo ad un aspetto fondamentale dell’essere cristiani.

Il cardinale e teologo francese Yves Congar afferma: «Il titolo doûlos, schiavo, servo (di Dio), che non aveva nessun significato religioso nel mondo pagano, esprime quanto mai bene questa appartenenza totale a Cristo, che ci costituisce nel contempo servi di tutti i nostri fratelli»

Essere discepoli di Gesù Cristo porta a riscoprire in modo totalmente nuovo cosa significhi essere servi. Lo stare accanto a Gesù ci conduce, prima o poi, a quella particolare cena nella quale Lui, il Maestro e il Signore, si china a lavare i piedi ai suoi discepoli. Riascoltiamo l’inizio del capitolo 13 di Giovanni:

«1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». 10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». 12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. 16In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. 17Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica».

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Vedere Dio

Vedere_Dio


Sac. Carlo Sacchetti

Il programma di quest’anno, come abbiamo scritto la scorsa settimana, è: “Il prodigio di essere credenti”.
Iniziamo, dunque, un percorso che ci aiuti a comprendere lo specifico cristiano in tutta la sua bellezza.

Le cose più grandi e importanti non sono quelle che appaiono, le cose esagerate, diverse dal solito, che rompono gli schemi. Come è successo anche per l’evento più importante della storia, la venuta di Dio sulla terra, non vi sono state trombe o cose particolari. Questo modo di manifestarsi ha confuso chi si aspettava un Messia potente, strepitoso, alla maniera del mondo. Ma se proviamo a fermarci a pensare, ci accorgiamo che questa regola la ritroviamo costantemente.
È più grande l’evento che fa sorgere il sole ogni giorno o i fuochi di artificio. Eppure il primo neanche lo notiamo mentre i secondi ci lasciano a bocca aperta. La forza che fa andare in ebollizione un pentolino d’acqua non ha regole diverse da quella che fa eruttare un vulcano. L’amore fedele e quotidiano di due sposi non è forse più grande di un gesto d’amore speciale che fa intenerire e riempie le testate dei giornali? Le attese trepidanti di tante persone anziane che contano i minuti che li separano dalla prossima visita del figlio non sono meno struggenti di tanti problemi e situazioni estreme che i telegiornali ci sbattono in faccia creando un clima di ansia e pessimismo collettivo.

Si potrebbe continuare, ma penso che il messaggio sia già chiaro: le nostre giornate sono piene di eventi che scivolano via, senza essere compresi e vissuti in tutta la loro grandezza.

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Il prodigio di essere credenti

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Sac. Carlo Sacchetti

«Se tutti noi vivessimo come dovremmo, i pagani ci ammirerebbero di più di coloro che operano prodigi».

Con queste parole, il Padre della Chiesa Giovanni Crisostomo, conosciuto come “bocca d’oro” per le sue capacità oratorie, aiuta i credenti a comprendere che il prodigio più bello, grande, efficace, è la loro vita di fede.

Troppo spesso non ci rendiamo conto che la fede ci dona l’opportunità di vivere una vita bella, piena, “prodigiosa”. Il prodigio della vita cristiana non è quello della cosa strana, strepitosa, che alla fine, con il tempo, arriva a stancare e in alcuni casi può anche indispettire o insospettire.
Coloro che sono troppo legati ai prodigi sono come alberi privi di radici. Rimangono legati fino a che non arriva qualcosa di più “appariscente” o accade qualcosa in senso contrario. Questo non vale solo per la fede, ma anche per le relazioni di amicizia e coppia. Se ci si attacca alle caratteristiche speciali, appariscenti, si rimane alla periferia del rapporto senza giungere mai al cuore. I doni, i tratti speciali dell’altro, sono ciò che all’inizio ci permette di rimanerne affascinati, ma non ci si deve fermare lì. Attraverso questi è necessario giungere al carattere straordinario dell’altro in quanto persona, unica e speciale.
Così nella fede, ciò che è straordinario (miracoli, apparizioni, ecc.) può essere una porta che però ci deve condurre a comprendere il carattere straordinario dell’essere credenti in Cristo. Vivere il vangelo è un prodigio! Nel credente vi è una bellezza che trascende tutte le altre. Nella sua semplicità e sobrietà, nel suo rialzarsi ogni giorno nonostante la fatica e debolezza, nell’essere come tutti ma allo stesso tempo diverso da tutti, nel superare l’asfissiante prova del quotidiano, il credente riparte ogni giorno con determinazione e speranza, animato da quella promessa che ha conquistato il suo cuore nel momento della conversione.

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