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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Circa l'educare...

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Sac. Carlo Sacchetti

Dopo aver elencato le sue preferenze letterarie, musicali, cinematografiche il Pontefice racconta una sua esperienza molto significativa.

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Penso in particolare proprio a Borges, perché di lui Bergoglio, ventottenne professore di Letteratura a Santa Fé presso il Colegio de la Immaculada Concepción, ebbe una conoscenza diretta. Bergoglio insegnava agli ultimi due anni del Liceo e avviò i suoi ragazzi alla scrittura creativa. Ho avuto una esperienza simile alla sua, quando avevo la sua età, presso l'Istituto Massimo di Roma, fondando BombaCarta, e gliela racconto. Alla fine chiedo al Papa di raccontare la sua esperienza.
«È stata una cosa un po' rischiosa -- risponde --. Dovevo fare in modo che i miei alunni studiassero El Cid. Ma ai ragazzi non piaceva. Chiedevano di leggere García Lorca. Allora ho deciso che avrebbero studiato El Cid a casa, e durante le lezioni io avrei trattato gli autori che piacevano di più ai ragazzi. Ovviamente i giovani volevano leggere le opere letterarie più "piccanti", contemporanee come La casada infiel, o classiche come La Celestina di Fernando de Rojas. Ma leggendo queste cose che li attiravano sul momento, prendevano gusto più in generale alla letteratura, alla poesia, e passavano ad altri autori. E per me è stata una grande esperienza.
Ho completato il programma, ma in maniera destrutturata, cioè non ordinata secondo ciò che era previsto, ma secondo un ordine che veniva naturale nella lettura degli autori. E questa modalità mi corrispondeva molto: non amavo fare una programmazione rigida, ma semmai sapere dove arrivare più o meno. Allora ho cominciato anche a farli scrivere. Alla fine ho deciso di far leggere a Borges due racconti scritti dai miei ragazzi. Conoscevo la sua segretaria, che era stata la mia professoressa di pianoforte. A Borges piacquero moltissimo. E allora lui propose di scrivere l'introduzione a una raccolta».
«Allora, Padre Santo, per la vita di una persona la creatività è importante?», gli chiedo. Lui ride e mi risponde: «Per un gesuita è estremamente importante! Un gesuita deve essere creativo».

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Con queste parole, il Papa, richiama il fondamento metodologico che Don Bosco aveva posto come criterio essenziale del suo metodo educativo: “Amare quello che amano i giovani per far loro amare quello che amiamo noi”. In questo metodo vi sono alcune caratteristiche che mi piacerebbe sottolineare.

Prima di tutto c’è un termine, un obiettivo a cui tendere. Però questo obiettivo non è rigido o astratto. Parte dalla mia vita, dalla mia esperienza. È importante avere qualcosa che si desidera partecipare all’altro. Qualcosa di bello, vero e buono che ha un significato per la nostra vita. L’educazione è efficace quando c’è qualcosa che si desidera donare e questa cosa fa parte della vita dell’educatore. Se insegniamo cose che non viviamo, possiamo al massimo fare scuola (o qualcosa di peggio: indottrinamento, proselitismo, ecc.), ma non necessariamente educhiamo. Quindi il primo passaggio è avere qualcosa da trasmettere, qualcosa che si ritiene importante, che è significativo per la mia esperienza. Senza questo, non si capisce perché si debba educare.
L’educazione nasce dall’esperienza della bellezza, della gioia che riempie la nostra esistenza e che si desidera condividere. Quando non vi è questo punto di partenza, si vizia all’origine l’approccio educativo esponendosi a varie deformazioni o riduzionismi.

Il secondo passaggio consiste nel far cogliere alla persona educata un bello per lei. Se non si coglie un bello, un bene per sé, non ci si incammina verso un valore con tutto se stessi. A volte vi sono strade che ci permettono di ottenere risultati in tempi più brevi: paura, condizionamenti sociali, ricatti psicologici, ma tutto questo non porta la persona a cercare con tutta se stessa il valore. Può arrivare ad assumere determinati comportamenti, fare anche scelte forti, ma tutto questo è fondato sulla sabbia di motivazioni immature.

Da questo si deduce che una delle virtù più importanti dell’educatore è la pazienza. Le educazioni troppo rapide non sono mai buone. I valori per essere vissuti in modo maturo devono essere prima amati. Per poterli amare la persona deve conoscerli. Per conoscerli ha bisogno di avvicinarsi ad essi con le proprie categorie, le proprie esperienze. Per questo il Papa dice che facendo leggere ai ragazzi ciò che loro amavano ha ottenuto che prendessero gusto per la letteratura e la poesia e così sono passati anche ad autori che in un primo momento respingevano. Senza la pazienza, che a sua volta richiede molta libertà non si può educare nessuno.

La libertà poi è essenziale per non ripetere schemi rigidi. Certo il percorso che ha caratterizzato la nostra crescita ha un suo significato, ma non è detto che l’altro debba necessariamente fare la stessa strada. La creatività di cui parla il Papa è in questo caso sinonimo anche di libertà. Se la fretta è un nemico dell’educazione, possiamo dire che la rigidità è sua sorella. Se nella tua esperienza un valore è stato significativo non per questo puoi pensare di averlo vissuto tutto e di averlo compreso nella sua totalità. Vi possono essere modi di vivere lo stesso valore diversi e incarnati con tonalità differenti.

Ecco che chi educa sa da dove parte ma scopre durante il cammino dove arriverà, e soprattutto non vi è buona educazione che non porti lo stesso educatore a crescere e a scoprire cose nuove. Una buona educazione non si limita a dare ma è sempre uno scambio vitale e ricco.
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