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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Come la calamita attira il ferro

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Sac. Carlo Sacchetti

Siamo ormai verso la fine di questa importante intervista rilasciata dal Papa e in questa parte precisa cosa intende per “Frontiera”.

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«Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell'uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i gesuiti».
Chiedo a Papa Francesco qualche chiarimento: «Ci ha chiesto di stare attenti a non cadere nella "tentazione di addomesticare le frontiere: si deve andare verso le frontiere e non portare le frontiere a casa per verniciarle un po' e addomesticarle”». […]
«Quando insisto sulla frontiera, in maniera particolare mi riferisco alla necessità per l'uomo che fa cultura di essere inserito nel contesto nel quale opera e sul quale riflette. C'è sempre in agguato il pericolo di vivere in un laboratorio. La nostra non è una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, una fede storica. Dio si è rivelato come storia, non come un compendio di verità astratte. Io temo i laboratori perché nel laboratorio si prendono i problemi e li si portano a casa propria per addomesticarli, per verniciarli, fuori dal loro contesto. […]
C’è una lettera geniale del padre Arrupe ai Centros de Investigación y Acción Social (CIAS) sulla povertà, nella quale dice chiaramente che non si può parlare di povertà se non la si sperimenta con una inserzione diretta nei luoghi nei quali la si vive. Questa parola "inserzione" è pericolosa perché alcuni religiosi l'hanno presa come una moda, e sono accaduti dei disastri per mancanza di discernimento.
Ma è davvero importante».

«E le frontiere sono tante. Pensiamo alle suore che vivono negli ospedali: loro vivono nelle frontiere. Io sono vivo grazie a una di loro. Quando ho avuto il problema al polmone in ospedale, il medico mi diede penicillina e strectomicina in certe dosi. La suora che stava in corsia le triplicò perché aveva fiuto, sapeva cosa fare, perché stava con i malati tutto il giorno. Il medico, che era davvero bravo, viveva nel suo laboratorio, la suora viveva nella frontiera e dialogava con la frontiera tutti i giorni. Addomesticare le frontiere significa limitarsi a parlare da una posizione distante, chiudersi nei laboratori. Sono cose utili, ma la riflessione per noi deve sempre partire dall’esperienza».

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Ovunque «vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i gesuiti”, dice il Papa, là dovrebbe essere ogni cristiano, aggiungo io. La frase che ha reso famoso il Pontefice: «essere pastori con l’odore delle pecore» qui viene richiamata con una forza che non può che mettere con le spalle al muro, evocando quell’esigenza di autenticità e verità che è presente nel cuore di ogni uomo. Possiamo seppellirla in mille compromessi e peccati, in paure mai accettate fino in fondo, e proprio per questo mai vinte, ma il vivere la propria esistenza con coerenza e autenticità ha un profumo e una fragranza che non può che attirare il cuore dell’uomo fatto per la bellezza. La via per comprendere la verità del Vangelo è l’uomo. La sua storia, i suoi sogni, le sue fragilità, i suoi eroismi e i suoi limiti, il suo coraggio e le sue paure, le sue virtù e suoi peccati. Tutto ciò che appartiene all’uomo, proprio tutto, non solo quello che idealmente dovrebbe avere, attira il Vangelo, come la calamita attira il ferro. Non si può essere veri discepoli di Gesù se non ci si appassiona per l’uomo, per questa realtà che è così grande e alta proprio perché può scegliere di essere così piccola e bassa. Un giorno potremo anche riuscire a clonare l’uomo, ma non riusciremo mai a possederlo perché la sua realtà più intima, più vera, (quella che noi chiamiamo “anima&rdquoWinking non ci, e non gli, appartiene: gli è donata. L’uomo ha dimensioni che superano lo spazio e il tempo, ha una profondità che approda nel Mistero. Ogni persona, quindi io, tu che stai leggendo, è talmente grande che percepire anche solo una parte di questa immensità fa venire le vertigini.

La Pasqua che stiamo vivendo ci dice proprio questo. Gesù ci fa toccare con mano quanto l’uomo può essere immenso, quanto l’amore può superare tutto, compresa la morte, quanto la fiducia riesca a ottenere ciò che migliaia di eserciti non conquisteranno mai, come la verità ha una dignità che non si piega ai compromessi della pusillanimità, come la bellezza è realmente il destino ultimo dell’universo.
Questa infinita possibilità ci viene incontro in ogni cosa che accade. Gli incontri, anche i più semplici, aprono a questo Mistero.


Che La Pasqua ci renda capaci di questa Meraviglia, anche lì dove il “terribile quotidiano”, il toccare i limiti e la fragilità nostra e dell’altro, cercheranno di affogare questo slancio del cuore. Cominciamo a guardare in questo modo chi ci sta a fianco, chi popola le nostre giornate, chi facciamo fatica ad accettare, chi non riusciamo a perdonare, e sperimenteremo che il tempo del risorto è già qui, è iniziato con Lui ed è già per tutti coloro che lo seguono in questa via d’amore e meraviglia.

Un caro augurio a tutti!

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