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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Come una Famiglia

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Sac. Carlo Sacchetti

Nell’ultima Assemblea parrocchiale è tornato più volte il tema/ideale della Parrocchia che è come una famiglia. Per questo motivo vorrei riflettere con voi su questo tema, visto che ci può dare spunti importanti per approfondire il cammino che abbiamo cominciato quest’anno sulla lotta alla chiacchiera, critica, giudizio e maldicenza.

Cosa vuol dire che siamo una sola famiglia?
La prima cosa che possiamo affermare è che, come comunità cristiana, se siamo una famiglia non possiamo accontentarci del rispetto verso l’altro. Vi immaginate una famiglia dove le relazioni sono semplicemente basate sul rispetto reciproco? Saper ascoltare tutti, anche chi la pensa in modo diverso da te, saper cercare il bello che è in ogni persona, anche quelle verso le quali fai più fatica, saper perdonare, sono atteggiamenti molto importanti nella vita insieme, ma essere famiglia è qualcosa di più.
Essere Chiesa, essere Comunità, non può limitarsi a questi atteggiamenti. Se la famiglia può essere considerata la “cifra” della realtà della Chiesa intuiamo, da subito, che la nostra chiamata è ancora più alta, proprio perché più “calda” e totalizzante.

Proviamo a riflettere, dunque, su ciò che caratterizza una famiglia.
Prima di tutto i membri di una famiglia si riconoscono in un comune principio che ha loro donato la vita. Questo senso di appartenenza fondato su una comune origine non va visto solamente in chiave biologica. Ci si può riconoscere “figli” anche senza essere stati generati fisicamente dai genitori; pensiamo ad esempio ai figli adottati che entrano a far parte in modo consapevole della famiglia nel momento in cui riconoscono di essere stati “nuovamente generati” dal desiderio, amore, volontà dei nuovi genitori.
A fondamento di ogni famiglia vi è un amore preveniente fecondo che genera vita e legami. Uno degli aspetti più belli dell’essere famiglia è proprio questo essere tutti “debitori di un amore” che ti ha voluto e quindi fatto esistere. Non si vive solo perché si è partoriti in un ospedale, ma si vive, come persone, nel momento in cui si sperimenta in modo vero l’amore che ci ha desiderato, voluto e amato ancor prima che noi nascessimo.

L’essere famiglia ha in questo “debito iniziale d’amore” il suo fondamento. Nel momento in cui si trascura questo principio la famiglia diventa più fragile e si espone a facili crisi. I figli condividono questo debito iniziale, ma anche i genitori, in quanto “figli” lo vivono. È incompleta e debole una famiglia che non coltiva i rapporti con chi sta prima. Mantenere i legami con le famiglie d’origine non è solo una questione affettiva, ma è elemento essenziale per rafforzare il fondamento di riconoscenza e debito d’amore che genera, continuamente, i legami familiari.
Le diversità, le offese, le incomprensioni sono superate solo a partire da questo amore iniziale. Ho conosciuto molte famiglie, nella mia esperienza sacerdotale, e posso affermare che quando si trascura questo debito d’amore iniziale, si affievolisce la gratitudine, compare al suo posto la pretesa e la divisione è alle porte. Quando viene a meno questo spirito tutto diventa pesante e insopportabile. Paradossalmente il vivere in famiglia può risultare più difficile di altre relazioni. In effetti con i tuoi familiari condividi molto tempo e molti difetti a differenza delle persone che incontri solo in alcune circostanze, e il risultato può essere che quest’ultime ti possono apparire più amabili e interessanti. In queste famiglie “sbilanciate” il continuo frequentarsi e stare insieme può risultare addirittura nocivo alla relazione.

Questa breve ed iniziale riflessione sulla natura della famiglia ci aiuta a comprendere il fondamento della comunione che è propria delle comunità cristiane. Non siamo chiamati semplicemente a essere persone che rispettano tutti, anche chi è diverso o addirittura ci ha fatto del male. Questo è richiesto dal vangelo ma non è ancora il proprio della comunità cristiana. Se desideriamo vivere come famiglia è necessario che ritorniamo costantemente a quell’Amore iniziale che ci ha desiderato e voluto prima ancora che nascessimo. Quell’amore che ci riporta a Colui che lega tutti noi con un legame che va al di là di ogni divisione e peccato. Colui che ci ha amato e ha dato suo figlio per noi quando ancora eravamo peccatori. Colui che ci ha sognati tutti insieme e che ci ha lasciato come testamento: “siate uniti” (Gv 17). La gioia più grande per un padre è vedere i suoi figli andare d’accordo.

Il cammino che ci può portare a vivere il nostro essere Chiesa come famiglia non può prescindere da un’esperienza profonda e matura di questo “debito d’amore”. Dopo che ho vissuto tanti anni di sacerdozio e conosciuto varie comunità posso dire che non credo a una comunione che non fiorisce dalla preghiera. Preghiera intesa come esperienza di Colui che è all’origine di ogni comunione possibile. Senza questa si può arrivare a rispettare, ascoltare, aiutare gli altri (anche se devo dire che ho conosciuto persone che rispettavano molto certi altri ma non sempre tutti), ma questo non è ancora comunione. La Comunione è sentirsi gli uni partecipi degli altri, anche dei peccati, condividere gli ideali di fondo e camminare insieme verso ciò che si ritiene essere quanto di più bello e vero ci sia. Crescere in un senso di appartenenza che non è un “trovare casa rassicurante”, ma piuttosto un ripartire ogni giorno verso la terra che ci è stata promessa.
Si possono rispettare, ascoltare e aiutare gli altri rimanendo però chiusi in se stessi, attaccati ad un ideale di apertura e libertà che non mette in gioco veramente. Ho incontrato persone che dicevano di amare e rispettare tutti ma alla fine amavano solo se stesse.

La preghiera ci aiuta a crescere in uno sguardo di fede che ci permette di riconoscere segni di quell’Amore che ci ha generato nelle tante esperienze che viviamo ogni giorno. Esperienze che rischiano di perdersi e scivolare via se non sono raccolte da quella fede che si rigenera e cresce grazie alla preghiera. Camminare insieme legati da quella passione per l’uomo che è propria di Dio, il senso di gratitudine che è fondamento di libertà, la generosità che è propria di chi per primo ha ricevuto tanto. Questa è la strada per incamminarsi verso la Chiesa come famiglia.
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