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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Difendere le balene e schiacciare le carote

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Sac. Carlo Sacchetti

Nella riflessione di oggi vorrei partire dalle parole di Susanna Tamaro:

«Tra le molte tristezze spirituali del mondo contemporaneo c’è l’incapacità di saper leggere nella natura che ci circonda una straordinaria offerta di Grazia che si manifesta attraverso la gratuità della bellezza.
Impauriti dalla potenza di tutto ciò che è vivo e sfugge al nostro dominio, abbiamo deciso di imbrigliare anche il Creato in una rigida ideologia. Tutti noi vogliamo salvare la terra - ed è assolutamente giusto farlo - ma in fondo non sappiamo davvero perché. Ricordo ancora, anni fa, la visita di una giornalista molto impegnata nelle battaglie ecologiche.
Quando l’ho accompagnata nel mio orto è riuscita a calpestare praticamente tutte le piantine che stavano timidamente spuntando. Continuava a parlare forsennatamente e quando ho detto: attenzione, le mie carote! non ha abbassato gli occhi, né alzato il piede.
Con lo sguardo caparbiamente fisso sull’orizzonte, ha continuato a parlarmi imperterrita delle balene. Difendeva le balene, ma schiacciava le carote! Quante volte, per seguire un’idea della nostra mente, non riusciamo a vedere la realtà che sta sotto ai nostri occhi. Quella realtà implora la nostra attenzione, ma noi non siamo in grado di udire la sua flebile e umile voce. Abbiamo piani grandi, non possiamo permetterci di perdere tempo.
Eppure non è proprio il prendersi cura di tutto ciò che vive e cresce intorno a noi con la trepida attenzione di una madre la cura a tutti i nostri mali?»

Queste parole della Tamaro ci possono aiutare a crescere come persone e come comunità.

Che vi siano state e vi siano ideologie che calpestano tutto ciò che non è rigidamente secondo la propria prospettiva ce lo dice la storia e ce lo dice anche il Vangelo. Gesù ha infatti dovuto educare i suoi in questo senso: «38Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9,38-40).

Ci scandalizziamo che vi sia chi in nome delle proprie idee (spacciate per religiose) elimini chi non abbraccia la causa. Ci arrabbiamo quando, tornando a casa nostra, il fare politica di molti è ancora guidato da chi è con noi o contro di noi, e dimentica il vero fine di questo “servizio”: il bene delle persone oggi. Come risuonano le parole della Tamaro: «Quante volte, per seguire un’idea della nostra mente, non riusciamo a vedere la realtà che sta sotto ai nostri occhi». La cosa che più rattrista è vedere che questi politici passano la maggior parte del tempo a parlare contro colui che si ritiene avversario, piuttosto che costruire partendo dal buono che c’è.

Queste situazioni sono davanti agli occhi di tutti e ci fanno arrabbiare, ma rischiamo di non accorgerci che questo stile può accompagnare anche noi nella nostra vita quotidiana. Si dice che ognuno ha i suoi pallini. Questo in sé non è un male, è giusto che vi siano sensibilità diverse che rendono più vivace e ricco il nostro stare insieme. Ciò che è sbagliato è il non riuscire a vedere oltre se stessi, e a ciò che si ritiene giusto.
Anche tra noi cristiani i fondamentalismi sono dietro la porta. “Ismi” più piccoli e meno rumorosi degli altri ma che, proprio per questo sono molto più insidiosi e pericolosi. Si fa più fatica a togliere uno spillo da un pagliaio piuttosto che un badile. Le cose piccole e meno appariscenti, questo accade anche nella vita spirituale, sono sempre le più difficili da togliere.
Nelle nostre comunità cristiane è così facile apprezzare e cercare soprattutto chi è vicino alla nostra sensibilità e ignorare, o addirittura criticare, chi si impegna anche molto, ma in settori diversi da quelli che io ritengo i più importanti.
Comunità che operano molto ma che si muovono come tante cellule separate le une dalle altre, non sono comunità evangeliche. Non c’è niente di profetico e di attraente in cristiani di questo tipo.

Quante volte vi sono persone sensibili a valori quali la vita e l’educazione/scuola che, come la giornalista, non si accorgono che rischiano con le loro scelte quotidiane di calpestare la povertà e quello stile di accoglienza e misericordia che rende nuovo il cristianesimo.
Dall’altra parte vi sono altri che attenti ai valori sociali, e come dicono loro ai poveri, rischiano di fare della povertà un’ideologia che invece di rendere umili e più attenti al bene che è intorno a loro, rischia di farli sentire “giusti” dando loro il sorriso compiaciuto di chi si sente dalla parte della verità. Senza considerare un certo disprezzo verso chi ha beni, e che magari se li è guadagnati onestamente faticando molto più di loro, che in alcuni casi li rende anche aggressivi. Niente di più antievangelico!
I primi sempre presenti in tutto ciò che riguarda vita, educazione, gender ecc. I secondi in prima fila in manifestazioni sulla pace, sulla legalità e sulla difesa del creato.
Questo atteggiamento ha poi ripercussioni nelle quotidiane considerazioni morali. Quanti credenti sono sensibilissimi verso certi peccati e ne trascurano, o sono molto accomodanti, su altri. Torna la giornalista che difendeva le balene e schiacciava le carote.

Il rischio che la diversità diventi un deterrente all’annuncio di un Vangelo gioioso, proprio perché vissuto in tutte le sue dimensioni, è molto grande.
Molte comunità sono come orchestre dove i violini, convinti della loro bellezza cominciano a ritagliarsi più spazio rispetto a ciò che è scritto nello spartito e di conseguenza anche i fiati e le percussioni fanno lo stesso. Non vorrei essere il malcapitato spettatore di un simile concerto.

Il vangelo è la partitura di un Grande Direttore d’orchestra, che valorizza ognuno facendolo parte di un tutto che va oltre di lui.
Solo così ci accorgeremo che in colui che è diverso ci sono aspetti che mi aiutano a cogliere ancora meglio la parte di verità che c’è nelle mie idee e soprattutto rendono la mia vita di fede più bella, per me, e per chi mi osserva.
Sì perché la missione ce la giochiamo sulla bellezza. Le persone che non credono o sono in ricerca, sono come gli spettatori di un concerto che li conquista solo se ricco di quelle armonie che sono il frutto del contributo di ognuno.

Che il Signore ci aiuti ad essere missionari efficaci e convincenti proprio perché più attraenti.

Buon Natale!
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