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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

È come la rugiada dell'Ermon

rugiada_dell_ermon


Sac. Carlo Sacchetti

Eccoci ora alla sottolineatura che il Papa ha fatto della missionarietà.

[…] Della Compagnia mi hanno colpito tre cose: la missionarietà, la comunità e la disciplina. Curioso questo, perché io sono un indisciplinato nato, nato, nato. Ma la loro disciplina, il modo di ordinare il tempo, mi ha colpito tanto».
«E poi una cosa per me davvero fondamentale è la comunità.
[…]
Mentre il Papa parla di missione e di comunità, mi vengono in mente tutti quei documenti della Compagnia di Gesù in cui si parla di «comunità per la missione» e li ritrovo nelle sue parole.

Ha parlato di missionarietà, comunità e disciplina ma sembra che sviluppi solo la seconda. Se guardiamo infatti il paragrafo successivo vediamo che parla di altro.
Evidentemente in un’intervista non si possono svolgere i temi trattati come si può fare in un’enciclica, ma penso che anche se il Papa non ha più parlato della missionarietà ne ha però posto il fondamento.
Lo scorso editoriale abbiamo parlato della comunione e di come il cristianesimo sia chiamato, per sua natura alla vita comunitaria. Da questo possiamo già intuire che proprio in questo vivere l’amore, inteso come comunione, si è missionari.

Nel contesto attuale si assiste ad un crescente senso della libertà della persona, della sua dignità. Un tempo si insisteva di più su motivazioni che potevano intimorire le persone. Certo la paura può essere una molla efficace, in certi momenti della vita. In fondo molte cose che non si riescono a fare o pensare in una situazione di normalità, vengono realizzate immediatamente non appena appare sullo sfondo una paura. Pensate al fumatore che riceve un esito medico preoccupante e subito riesce a fare ciò che per anni era apparso impossibile. Questo è solo un esempio di cosa possa far fare la paura. Quante ricerche scientifiche sono state spinte dalla paura. La paura può anche risvegliare un iniziale senso di responsabilità. Penso che molti cristiani abbiano evitato certi peccati più per il timore delle conseguenze (personali, di immagine, ecc.) che perché realmente convinti della bontà e bellezza del valore. O meglio, sapevano che era giusto il valore ma ciò che ha fatto la differenza e li ha fatti resistere è stata la paura. Inoltre, ancora grazie alla paura, ci si rende conto che tante cose che si sono inseguite per anni e hanno riempito le nostre giornate, sono solamente fumo. Quante persone che si sono trovate in poco tempo vicine alla morte, per malattie improvvise, mi hanno confidato che in questi momenti riuscivano a comprendere con molta lucidità le cose che valevano veramente.

Ma se ci si ferma qui non si arriva al centro del messaggio evangelico. Il vangelo arriva al cuore delle persone non per la via del timore o della costrizione, ma per la via della seduzione. Per seduzione non intendo l’atteggiamento subdolo, falso, interessato di chi vuole attrarti a sé per un fine personale, ma piuttosto il conquistare il cuore delle persone attraverso la verità e la bellezza di ciò che annunci. Solo attraverso una via positiva e di bellezza si può arrivare a coinvolgere tutto l’uomo, senza rinunciare alla libertà. La libertà è come un animaletto molto irrequieto che difficilmente si riesce ad imbrigliare. Vi sono però alcune cose alle quali difficilmente resiste: la bellezza (intesa in senso profondo), la gioia, la fiducia, l’amore.
Abbiamo un sesto senso che ci permette di comprendere chi è veramente felice e pieno. Forse da giovani, in alcuni casi, ci si lascia ingannare, ma si impara ben presto a comprendere chi vive ciò che dice e, soprattutto, chi fa esperienza di quella felicità che il nostro cuore desidera.
Padre Raniero Cantalamessa racconta che un giorno stava tornando da un incontro di preghiera che lo aveva coinvolto in modo particolare. Il clima di gioia, i canti, le persone incontrate avevano reso questo incontro con il Signore pieno di vita ed entusiasmo. Quando si è pieni di gioia non si riesce a nasconderla e mentre canticchiava tra sé, la persona che era seduta di fronte a lui, sul treno, ha sbottato e ha detto quasi infastidita: “ma cos’ha da essere così contento?”. La gioia è ciò a cui il cuore dell’uomo non può resistere.

A questo punto però è importante sottolineare che tra tutte le gioie non ce n’è una più grande di quella che nasce dal “vivere insieme”, dall’amore. Una missione che non sgorga dalla comunione, sincera e matura, non sarà efficace. Solo la comunione che compie l’uomo in tutte le sue dimensioni, che verifica l’amore (e lo fa crescere), che lo incarna, che gli dà un volto, rende la missione credibile.
La missione non è una crociata nella quale dobbiamo imporre le nostre idee agli altri, ma piuttosto è il profumo della comunione che riempie il mondo e lo “seduce”.
Ci illudiamo se pensiamo di avvicinare le persone a Cristo e trascuriamo di impegnarci ogni giorno nella comunione con le persone che il Signore ci ha posto di fianco.
Anche il richiamo alla disciplina possiamo vederlo in questa chiave. Non si vive la comunione senza un’ascesi che ci porta a uscire da noi stessi per aprirci all’altro. Senza disciplina non si dà comunione.
Possiamo, dunque, affermare che sviluppando soprattutto il tema della comunione il Papa ha posto il fondamento degli altri due punti: missionarietà e disciplina.

Concludiamo questa riflessione pregando il salmo 133 che, dopo quanto detto, possiamo vedere come il salmo missionario per eccellenza:

Inno all'amore e alla concordia
1 Canto delle salite. Di Davide. Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme!
2 È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull'orlo della sua veste.
3 È come la rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion. Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre.
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