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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Il Futuro si costruisce insieme

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Sac. Carlo Sacchetti

Continua così Papa Francesco nell’intervista che stiamo commentando:

Rimango sul tema della Chiesa, ponendo al Papa una domanda anche alla luce della recente Giornata Mondiale della Gioventù: «Questo grande evento ha acceso ulteriormente i riflettori sui giovani, ma anche su quei "polmoni spirituali" che sono le Chiese di più recente istituzione. Quali le speranze per la Chiesa universale che le sembrano provenire da queste Chiese?».
«Le Chiese giovani sviluppano una sintesi di fede, cultura e vita in divenire, e dunque diversa da quella sviluppata dalle Chiese più antiche. Per me, il rapporto tra le Chiese di più antica istituzione e quelle più recenti è simile al rapporto tra giovani e anziani in una società: costruiscono il futuro, ma gli uni con la loro forza e gli altri con la loro saggezza. Si corrono sempre dei rischi, ovviamente; le Chiese più giovani rischiano di sentirsi autosufficienti, quelle più antiche rischiano di voler imporre alle più giovani i loro modelli culturali. Ma il futuro si costruisce insieme».

La capacità di ascoltare chi è diverso, il riuscire a fare sintesi, la dialettica come metodo per andare sempre più in profondità, la forza di guardare sempre avanti vedendo la novità e il rinnovamento come l’affermazione che Dio è sempre più grande di ciò che possiamo raggiungere, sono solo alcuni degli atteggiamenti sottintesi dalle parole del Papa.

Oggi più che mai la Chiesa è chiamata a confrontarsi con il mondo, con le innumerevoli provocazioni che da esso provengono. Un atteggiamento solo difensivo, animato dall’idea di possedere la verità, di possedere Dio (anche se questo non lo si dice e direi che in buona fede non si pensa di farlo), non può che aumentare il fossato che separa la Chiesa dalla sua missione fondamentale: annunciare il Vangelo di Cristo. Il primo requisito per passare un messaggio, un annuncio, è quello che vi sia almeno un ponte, un collegamento tra chi dona e chi riceve e che questo passaggio non sia a senso unico; chi pensa di avere solo da dare o da insegnare agli altri si illude di portare il vangelo, in realtà si richiude sempre di più sui propri fedeli alimentando un circolo chiuso che raccoglie soprattutto chi è più fragile e in ricerca di facili sicurezze. Ci si convince che il male sta fuori e di conseguenza ci si tutela sempre di più. Ma come nello sport a difendere solamente non si vince. Per “questa Chiesa” il successo dell’evangelizzazione sta nell’aver portato qualcuno a pensare come te, ad abbracciare il tuo stile di vita. C’è un certo trionfalismo nel momento in cui si constata che si è cresciuti di numero. Si creano legami anche forti tra gli aderenti ma si perde di vista ciò che non appartiene al proprio spazio vitale. Questi “credenti” vedono con diffidenza il mondo e di conseguenza nella dottrina e nella morale rischiano di esasperare alcuni aspetti (con le conseguenti deformazioni che possono tendere a: dogmatismo, tradizionalismo, liturgismo, moralismo, spiritualismo) e creano confusione tra ciò che è essenziale e ciò che non lo è. Ad una prospettiva di questo tipo rispondeva un pensatore molto acuto come Nietzsche criticando un certo tipo di fede che ha definito femmineo e non virile, perché cerca rassicurazioni facili evitando l'insicurezza e il rischio della ricerca. In questa sua visione questo autore risponde alla sorella che cercava di farlo desistere dalla nuova via:
«Se vuoi raggiungere la pace dell'anima e la felicità, credi; se vuoi essere discepolo della verità, indaga. In mezzo ci sono infiniti compromessi. Ma quello che importa è solo l'obiettivo principale.»
Il rischio di cercare il porto tranquillo, nel quale vivere i pochi anni che ognuno di noi ha è sempre alle porte. Il rischio di esorcizzare la paura della morte con un’idea di vita eterna che è più placebo che reale forza che trasforma l’oggi dando energia e coraggio per agire e rischiare, è dietro l’angolo. Ciò che questo pensatore giustamente critica non è la fede matura ma piuttosto la fede di cui parlavamo sopra. Probabilmente nella sua esperienza aveva incontrato solo credenti di questo tipo.
Per questo il Papa invita ad ascoltare le Chiese giovani con la loro forza.

Ma il Pontefice non si ferma a questa prospettiva. È ben consapevole che un approccio unilaterale non rappresenta il meglio a cui la Chiesa è chiamata. Lui afferma che il futuro si “costruisce insieme”. Occorre sintesi tra la “forza” delle Chiese giovani e la “saggezza” delle Chiese più antiche. Non si può pensare che la Tradizione, ciò che nei secoli ha costituito il deposito della fede sia solo pensiero transitorio, legato al periodo in cui è nato o è stato vissuto. La Tradizione affonda le sue radici sull’uomo, sulla sua storia, su ciò che tante persone hanno vissuto e imparato dalla loro esperienza. Anche il dato Rivelato, potremmo dire il Dogma, è stato compreso e incarnato nelle varie epoche in modo sempre più profondo, senza rinnegare ciò che era stato prima, ma cogliendo nuovi aspetti che permettevano di avvicinarsi sempre di più a quella Verità di cui esso rimane via.
La Tradizione non è roba vecchia, superata. Essa porta alle varie generazioni quel patrimonio di umanità, di esperienze, di conquiste, di fallimenti, di gioie e dolori, che gli uomini di tutti i tempi hanno vissuto. La tradizione parla dell’uomo e così facendo parla anche di quel Dio che si è incarnato per parlarci di sé, del suo amore, della sua bellezza. La tradizione porta con sé quella sapienza che si è costituita nei secoli e che continuerà a crescere con l’esperienza di tutti noi.

Per questo il Papa indica nella via della dialettica, della comunione, del “costruire insieme”, la strada maestra per parlare al mondo dell’amore di Dio.

Lascio queste parole ai miei giovani perché imparino ad abbeverarsi alla sapienza degli anziani e a quest’ultimi perché evitino di cadere nella tentazione del brontolare e lamentarsi delle nuove generazioni cercando piuttosto di accogliere l’apertura al futuro, alla novità e alla speranza che lo stare con i giovani dona.
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