Site logo

Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Il povero ci trasforma

il_povero_ci_trasforma


Sac. Carlo Sacchetti

Eccoci alla conclusione di questa bella testimonianza di Jean Vanier:

«All’ARCA viviamo tutti insieme, con gli Armando, i Raphael, i Philippe, in case piccole, inserite nei quartieri; è una vita molto umana e molto semplice. Non facciamo nulla di grande, ma impariamo a vivere umanamente. Non siamo persone che corrono a destra e a sinistra, in questo mondo di tecnologia e di lavoro; cerchiamo di scoprire che cosa significa vivere come esseri umani. Vivere il pranzo, vivere il perdono, vivere la celebrazione, scoprire che per essere pienamente umani dobbiamo lasciare scendere lo Spirito Santo nella nostra umanità, perché vivere umanamente è amare, accogliere la differenza, lasciare un mondo di competizione per entrare nel corpo e dare voce a chi non ha voce. FEDE E LUCE e l'ARCA sono delle comunità dove si riuniscono occasionalmente, le persone con handicap, con i loro genitori, con i loro amici, sono comunità dove fare quest'incontro nel nome di Gesù.
Io spero che ognuno di voi possa scoprire il segreto del Vangelo che è significato anche in questa piccola storia che uno dei responsabili dell'ARCA mi ha raccontato non molto tempo fa. Mi ha detto questo: "Mia madre è stata colpita dal morbo di Alzheimer ed è diventata molto povera e molto piccola. Lei non può neppure lavarsi i denti da sola, non può mangiare da sola. E' così piccola e bella nella sua piccolezza. Ma vorrei parlarvi del mio papà . Mio padre era un uomo molto potente, era un uomo d'affari e faceva molti affari, era molto efficace ed efficiente, ma, quando mia madre si è ammalata, si è rifiutato di metterla in ospedale. Ora è lui che si occupa della mamma. Ma quello che è straordinario è che mio padre si è trasformato: è lui che lava i denti alla mamma, è lui che le dà da mangiare. Invece di un uomo potente ed efficace, di un uomo pieno di progetti, lui è diventato un uomo di una tenerezza straordinaria". E' evidente che Dio era presente nel mistero di questa coppia. Il povero ci disturba, ci disturba profondamente, ma il povero ci trasforma e ci rivela il cuore di Cristo».


La conclusione di questa testimonianza di Jean Vanier ci riporta alle parole di San Paolo: «Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. 8A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,7b-10).

Racconto spesso l’incontro che ho avuto con una signora, durante le confessioni delle Stazioni quaresimali: Lei mi si avvicina a fatica, si vedeva che aveva qualche malattia, e mi confida di avere la sclerosi multipla da alcuni anni. Io cerco di sostenerla e consolarla ma lei mi dice: “Ma lei reverendo non ha capito. Da quando ho questa malattia io ringrazio ogni giorno il Signore per avermela data. Prima avevo un’esistenza superficiale, persa in mille corse e discorsi inutili. Ora ho compreso la vita molto meglio e, anche grazie a questa malattia, ho migliorato decisamente la profondità e ricchezza di ogni giornata. Se non mi fossi mai ammalata, probabilmente non avrei mai compreso ciò che adesso rappresenta il dono più grande che abbia mai ricevuto: la capacità di riempire di senso ogni istante che mi viene donato”.
Come ha concluso Jean Vanier, il povero (e qui possiamo mettere ogni sorta di limite, sofferenza) ci trasforma e ci rivela il cuore di Cristo.
Nulla succede a caso! Ogni incontro, ogni evento che accade nella nostra vita porta con sé un’opportunità: cogliere sempre meglio quel Mistero che ci precede, ci avvolge e rappresenta la nostra speranza.

Siamo ormai al termine di questo anno pastorale, mancano solamente i campi estivi, e vorrei lasciarvi queste parole come un invito a ripensare a ciò che abbiamo vissuto insieme in questi mesi per riconoscere quanto il Signore ci ha donato nel suo amore, e se ci accorgiamo che in alcune situazioni abbiamo sbagliato o potevamo fare meglio, leggiamo in tutto questo l’opportunità di convertirci e crescere sempre di più come ci vuole il Signore.
blog comments powered by Disqus