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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Il sacramento della nostra vita

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Sac. Carlo Sacchetti

Eccoci giunti alla fine dell’intervista con un’ultima domanda sulla preghiera.

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Pongo al Papa un'ultima domanda sul suo modo di pregare preferito. «Prego l'Ufficio ogni mattina. Mi piace pregare con i Salmi. Poi, a seguire, celebro la Messa. Prego il Rosario. Ciò che davvero preferisco è l'Adorazione serale, anche quando mi distraggo e penso ad altro o addirittura mi addormento pregando. La sera quindi, tra le sette e le otto, sto davanti al Santissimo per un'ora in adorazione.
Ma anche prego mentalmente quando aspetto dal dentista o in altri momenti della giornata».
«E la preghiera è per me sempre una preghiera "memoriosa", piena di memoria, di ricordi, anche memoria della mia storia o di quello che il Signore ha fatto nella sua Chiesa o in una parrocchia particolare. Per me è la memoria di cui sant'Ignazio parla nella Prima Settimana degli Esercizi nell'incontro misericordioso con Cristo Crocifisso. E mi chiedo: "Che cosa ho fatto per Cristo? Che cosa faccio per Cristo? Che cosa devo fare per Cristo?". È la memoria di cui Ignazio parla anche nella Contemplatio ad amorem, quando chiede di richiamare alla memoria i benefici ricevuti. Ma soprattutto io so anche che il Signore ha memoria di me. lo posso dimenticarmi di Lui, ma io so che Lui mai, mai si dimentica di me. La memoria fonda radicalmente il cuore di un gesuita: è la memoria della grazia, la memoria di cui si parla nel Deuteronomio, la memoria delle opere di Dio che sono alla base dell'alleanza tra Dio e il suo popolo.
È questa memoria che mi fa figlio e che mi fa essere anche padre».

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Sappiamo che ciò che rende credibili le nostre parole è la vita. Dopo aver parlato dell’importanza della preghiera il Papa ci racconta la sua preghiera.
Prima di tutto penso sia importante sottolineare come la preghiera aiuti il Pontefice a riconoscere le tracce della presenza di Dio nella sua vita, e nella storia in generale. La vera preghiera non porta ad un’evasione dal reale, ma permette di entrarci ancora di più, proprio perché aiuta a coglierne il senso profondo.

Il primo luogo dove possiamo incontrare Dio è la nostra vita, ciò che ci accade ogni giorno. La nostra storia è il primo sacramento naturale dove il Padre e la sua volontà di salvezza ci vengono incontro. Prima di prendere in mano un qualsiasi libro spirituale è importante prendere in mano la nostra vita. È importante passare tempo in una preghiera “memoriosa”, farsi aiutare da parenti e amici a ricordare momenti che altrimenti rischierebbero di essere dimenticati. La nostra esistenza sia sacra, proprio perché è il luogo dove Dio è presente e ci viene incontro. Per questo è importante non lasciar passare eventi e situazioni senza leggerli e collocarli in un orizzonte di verità. Come per l’eucaristia si raccomanda di non disperdere nessun frammento, occorrerebbe dire questo anche della nostra vita. In ogni frammento della nostra esistenza c’è la sacra presenza di Dio. Sia che viviamo un momento di consolazione, gioia o dolore, sia che sperimentiamo una forte comunione, amicizia o solitudine, sia che realizziamo virtù o cadiamo in peccati; non vi è momento che, grazie alla presenza di Dio, non possiamo considerare sacro. Non è importante che sia il Dio glorioso che ci riempie di esultanza o il Padre misericordioso che ci perdona, ciò che rende grande ogni momento è la presenza di Dio.

Nella preghiera, dunque, cerchiamo di rispondere alla domanda insopprimibile del nostro cuore: l’essere qui e ora, l’evento che più mi riguarda, è dovuto solamente a una casuale successione di situazioni o è il frutto di una volontà precisa che mi ha desiderato e pensato con una missione? A seconda della risposta cambia tutto! La maggior parte degli errori e peccati che si commettono nella vita sono figli di questo non conoscere, o in alcuni casi, di questo dimenticare. I grandi maestri spirituali hanno sempre insegnato che se una persona fa regolarmente la “meditazione”, potremmo anche dire: prega in modo profondo, non può peccare. Nella mia esperienza di sacerdote ho seguito molte anime e posso confermare che è proprio così: quando ci si allontana dalla preghiera ci si espone ad ogni sorta di caduta.

Il Papa sottolinea poi la sua predilezione per i Salmi. Non poteva che essere così! Un uomo immerso nella storia come è il Pontefice, non poteva che amare una preghiera così carica di umanità come i salmi. In essi ritroviamo l’uomo, tutto l’uomo, con i suoi sogni, le sue speranze e le sue angosce. L’uomo con i suoi trionfi e le sue cadute. L’uomo con le sue sicurezze e le sue richieste di aiuto. L’uomo che si illude di poter essere onnipotente e la creatura che riconosce presto che non può fare senza chi l’ha plasmata. Non si può parlare di storia senza l’uomo. Un Papa che ama così tanto l’umanità non poteva non amare quella preghiera che ci parla di Dio attraverso la via dell’uomo.

“Ciò che davvero preferisco è l’Adorazione serale…”. Spesso il nostro Papa ci richiama ad un atteggiamento contemplativo. Anche quando ci sprona a calarci nella storia, ad avere “l’odore delle pecore”, non dimentica mai di sottolineare che questo può avvenire in modo efficace solo se procede da un cuore contemplativo. L’adorazione coinvolge in modo unico tutta la persona, compresa la sua dimensione affettiva. Lo stare in silenzio, l’uno di fronte all’altro, sazi della presenza di chi si ama e ci ama, è proprio degli innamorati. L’adorazione ci riporta al cuore della preghiera: l’amore e la totalità che questo sempre richiama.
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