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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

La Chiesa dovrebbe tendere alla Genialità

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Sac. Carlo Sacchetti

[…] Comincio a ragionare sul fatto che l'uomo si sta interpretando in maniera diversa dal passato, con categorie diverse. E questo anche a causa dei grandi cambiamenti nella società e di un più ampio studio di se stesso...
Il Papa a questo punto si alza e va a prendere sulla sua scrivania il Breviario. È un Breviario in latino, ormai logoro per l'uso. E lo apre all'Ufficio delle Letture della Feria sexta, cioè venerdì, della XXVII settimana. Mi legge un passaggio tratto dal Commonitórium Primum di san Vincenzo di Lerins: «Anche il dogma della religione cristiana deve seguire queste leggi. Progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l'età».
E così il Papa prosegue: «San Vincenzo di Lerins fa il paragone tra lo sviluppo biologico dell'uomo e la trasmissione da un'epoca all'altra del depositum fidei, che cresce e si consolida con il passar del tempo. Ecco, la comprensione dell'uomo muta col tempo, e così anche la coscienza dell'uomo si approfondisce. Pensiamo a quando la schiavitù era ammessa o la pena di morte era ammessa senza alcun problema. Dunque si cresce nella comprensione della verità. Gli esegeti e i teologi aiutano la Chiesa a maturare il proprio giudizio.
Anche le altre scienze e la loro evoluzione aiutano la Chiesa in questa crescita nella comprensione. Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata».
«Del resto, in ogni epoca l'uomo cerca di comprendere ed esprimere meglio se stesso. E dunque l'uomo col tempo cambia il modo di percepire se stesso: una cosa è l'uomo che si esprime scolpendo la Nike di Samotracia, un'altra quella del Caravaggio, un'altra quella di Chagall e ancora un'altra quella di Dalí. Anche le forme di espressione della verità possono essere multiformi, e questo anzi è necessario per la trasmissione del messaggio evangelico nel suo significato immutabile».

«L'uomo è alla ricerca di se stesso, e ovviamente in questa ricerca può anche commettere errori. La Chiesa ha vissuto tempi di genialità, come ad esempio quello del tomismo. Ma vive anche tempi di decadenza del pensiero. Ad esempio: non dobbiamo confondere la genialità del tomismo con il tomismo decadente. Io, purtroppo, ho studiato la filosofia con manuali di tomismo decadente. Nel pensare l'uomo, dunque, la Chiesa dovrebbe tendere alla genialità, non alla decadenza».
«Quando una espressione del pensiero non è valida? Quando il pensiero perde di vista l'umano o quando addirittura ha paura dell'umano o si lascia ingannare su se stesso. È il pensiero ingannato che può essere raffigurato come Ulisse davanti al canto delle sirene, o come Tannhäuser, circondato in un'orgia da satiri e baccanti, o come Parsifal, nel secondo atto dell'opera wagneriana, alla reggia di Klingsor. Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l'uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento».

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Ecco il criterio chiave a cui occorre fare sempre riferimento nell’interpretazione del reale: «Quando una espressione del pensiero non è valida? Quando il pensiero perde di vista l'umano o quando addirittura ha paura dell'umano o si lascia ingannare su se stesso». Penso che uno dei principali ostacoli allo sviluppo del pensiero, anche all’interno della Chiesa, sia la paura. La genialità che auspica il Pontefice può crescere solo sul terreno del coraggio e della libertà.
Vi sono cristiani che valutano i progressi della scienza a partire da ciò che loro ritengono giusto. Da una parte avere un riferimento che aiuti a cercare il senso profondo delle ricerche scientifiche è importante, ma è altresì fondamentale che questo riferimento non sia semplicemente autoreferenziale. È importante lasciarsi provocare da ciò che il “mondo” afferma convinti che in esso non vi è solo il demonio o uno scolaro che deve solo apprendere, ma quell’umano, pieno di risorse, che Dio ha creato e amato. Penso che la storia ci insegni che il demonio è abile a travestirsi in molti modi: c’è il razionalismo, il libertinismo, il modernismo, il positivismo, l’indifferentismo, ma anche la presunzione di chi in nome di un deposito ricevuto si chiude, come un monolite, a ciò che non corrisponde a quanto egli pensa di aver già compreso, o anche chi pensa di “possedere” la verità e la costringe all’interno di schemi rigidi e rassicuranti.
Preciso che con queste parole non intendo gettare all’aria secoli di tradizione e quella sapienza, che soprattutto attraverso i santi, pervade l’intera storia della Chiesa. Ciò che è invece pericoloso è quel costante atteggiamento di sospetto che impedisce al “nuovo” di entrare aiutando a comprendere sempre meglio la verità del “vecchio”.

Non si può dimenticare che tra le varie eresie ve ne sono state anche di quelle che sono state condannate perché troppo rigide e conservatrici.
Pensiamo a Tertulliano, nel tempo dei Padri della Chiesa, ma anche più vicino a noi ricordiamo come S. Alfonso M. de Liguori o lo stesso Don Bosco reagirono al Giansenismo che allora imperava, favorendo la frequenza della Comunione eucaristica. Molti di voi sapranno che il Giansenismo considerava una mancanza di rispetto verso la grandezza del Mistero eucaristico accostarsi con troppa frequenza alla Comunione. Questi Santi, con un ragionamento semplice e profondo, affermavano che l’eucaristia è il nutrimento dell’anima e quindi più la si riceve meglio è. Sappiamo che la Storia, nella persona del papa Santo Pio X, ha poi accolto quest’ultima corrente raccomandando con vari decreti ed encicliche la Comunione frequente. Il Papa attuale continua questo percorso sottolineando, nella sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, che «l’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (n. 47).
Preghiamo perché il Signore ci dia il coraggio, unito alla prudenza, l’apertura, unita alla memoria, la libertà, unita al senso di pienezza e bellezza che è dentro l’uomo, perché possiamo affrontare con lungimiranza e sapienza i tempi nei quali viviamo.

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