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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

La comunione è una liberazione

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Sac. Carlo Sacchetti

Jean Vanier continua la sua testimonianza:

[…] «Armando è molto piccolo, estremamente fragile, ha un corpo molto piccolo, non può parlare, non può mangiare da solo e da due anni non può mangiare con la bocca. Ha una sonda che conduce il nutrimento direttamente nello stomaco. Sono sempre emozionato, quando vedo Armando. Ha uno sguardo di una tale bellezza. Quando gli andiamo vicino e gli si dice: "Armando!", i suoi occhi piccoli, il suo viso scoppiano in un sorriso. Mi tocca sempre molto profondamente. Armando non chiede soldi, non chiede sapere, non chiede potere, non chiede un posto, una funzione; tutto ciò che chiede è molto semplice: "Mi ami?". Questo ci raggiunge nel profondo del cuore, un cuore fatto di tenerezza e vulnerabilità . Questo cuore di cui forse ho un po' paura, perché abbiamo un po' tutti paura di amare. Forse nascondiamo la nostra vulnerabilità, è forse proprio tutto questo che ho scoperto.
In marina e negli studi avevo alzato attorno al mio cuore tutto un sistema di difesa. Dovevo apparire forte, non sapevo diventare vulnerabile e lasciarmi toccare nella profondità del mio essere. È qui che Armando mi ha toccato, perché Armando dice: "Lascia cadere le tue difese, tira via la maschera, sii te stesso ed entra in una relazione di comunione!". E' questo quello che ho scoperto vivendo con uomini e donne fragili: la comunione.
La comunione è molto diversa dalla generosità; la generosità è fare delle cose buone, essere generosi, fare delle cose per le persone, ma senza avere mai il tempo per ricevere dagli altri. La comunione è un
vai e vieni dell' amore attraverso lo sguardo, il gesto, la parola. La comunione è molto diversa dalla cooperazione. Armando ed io non necessariamente cooperiamo insieme. La comunione è questo sguardo reciproco, basato sulla fiducia dove Armando può dire: "Ho fiducia in te" ed io posso dire a lui: Ho fiducia in te, tu sei un tempio dello Spirito Santo, tu sei presenza di Dio".
Ed è vero che con Raphael e Philippe e persone come Armando ho cominciato a penetrare molto più nel Vangelo. Gesù dice: "Chi accoglie uno di questi piccoli, nel mio nome, accoglie me". Se accogliete qualcuno che non può sbrigarsela da solo, voi accogliete Gesù. Non trovate tutto questo molto semplice? Se accogliete qualcuno che non può farcela da solo, accogliete Gesù. E' così che scopriamo come Armando ci guarisce, ci aiuta a far cadere le maschere, a non essere in un mondo competitivo. Ho il diritto di essere me stesso, con il mio cuore vulnerabile, con il mio cuore che ha bisogno di amare e di essere amato. La comunione non è possedere l'altro (quando si vive insieme a persone che hanno un handicap mentale, si può sentire dentro di sé questa tentazione), la comunione è donare libertà all'altro. Non possederlo, non conservarlo, ma aiutarlo a crescere. La comunione è una liberazione.
Vivendo con persone che hanno un handicap ho scoperto tutto un pozzo di tenerezza dentro di me. E' stupendo questo pozzo di tenerezza dentro di noi. Ho scoperto cosa significa amare: amare non è necessariamente fare delle cose per gli altri e allo stesso tempo schiacciarli e fargli capire che non sono in grado di fare niente. Amare l'altro è dargli fiducia, aiutare l'altro a scoprire la sua bellezza, aiutarlo a scoprire il suo valore, rivelare all'altro che è prezioso ed importante».

In queste parole troviamo l’essenza del Vangelo. Gesù non è venuto a indicarci prima di tutto delle cose da fare, una morale da rispettare. Gesù è venuto a raccontarci quanto la vita può essere bella.
Molte persone hanno percepito (anche per cattivi insegnamenti ricevuti) il cristianesimo come un insieme di cose da fare, magari anche giuste, ma non hanno colto che il cristianesimo ci insegna la vita, il modo più bello di viverla. Ciò che ha allontanato molte persone dal cristianesimo è questo modo sbagliato di intenderlo. Staccare il cristianesimo dall’amore di un Padre che desidera il meglio per noi, i suoi figli, significa togliere l’anima al messaggio di Cristo.

Per ritrovare questo centro, più che le prediche, più che i grandi discorsi o grandi crociate, abbiamo bisogno di lasciarci provocare dalla debolezza e dalla fragilità. Come è diverso lo spirito del “mondo” dalla sapienza del Vangelo! Nel primo ciò che è piccolo, vulnerabile viene percepito come limite e sofferenza. Nel pensiero di Gesù, al contrario, la povertà e il limite (a partire dal nostro) sono le vie maestre per scoprire e vivere la grandezza dell’uomo.
Non vi è nulla di più grande dell’uomo in tutto l’universo. Questa affermazione, nella grammatica, nella logica di Dio, è pienamente compatibile con il fatto che ogni giorno tocchiamo con mano la sua fragilità e vulnerabilità. Ha detto Gesù: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11,25-26) o anche «16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16).

La vita ci insegna che le cose più belle fioriscono nel terreno dell’autenticità che a sua volta cresce grazie all’esperienze di fragilità e vulnerabilità. Proprio quando tocchi con mano la tua povertà il tuo sguardo diventa più profondo e capace di cogliere la vera ricchezza. Proprio quando cadi, riesci a scorgere con più chiarezza la giusta direzione della vera grandezza. Capisci che l’uomo è l’apice dell’universo non perché può fare cose che le altre creature non riescono neppure a pensare, ma perché può ricevere e donare fiducia, può ricevere e donare ascolto, può ricevere e donare amore.
In paradiso la nostra gioia più grande sarà contemplare la bellezza di Dio e quella degli altri. Nella misura in cui, già da questa vita, ci prodighiamo per far fiorire e emergere la ricchezza delle altre persone cominceremo a gustare la gioia del paradiso. Che inferno la vita di chi è solo preoccupato di mostrare al mondo la propria (presunta) bellezza.
Ma tutto questo lo si impara dai piccoli, che in modo efficace e tenero, ci aiutano ad accogliere la nostra povertà e a trasformala in una buona novella, in una via di liberazione, di amore e di bellezza.
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