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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

La santità secondo Papa Francesco

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Sac. Carlo Sacchetti

Circa la domanda su cosa significhi esattamente per Papa Francesco il «sentire con la Chiesa», oltre a ciò che abbiamo visto la scorsa settimana, il Pontefice aggiunge:

«Io vedo la santità - prosegue il Papa - nel popolo di Dio paziente: una donna che fa crescere i figli, un uomo che lavora per portare a casa il pane, gli ammalati, i preti anziani che hanno tante ferite ma che hanno il sorriso perché hanno servito il Signore, le suore che lavorano tanto e che vivono una santità nascosta. Questa per me è la santità comune. La santità io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come hypomoné, il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell'andare avanti, giorno per giorno. Questa è la santità della Iglesia militante di cui parla anche sant'Ignazio. Questa è stata la santità dei miei genitori: di mio papà, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene. Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me è come una preghiera. Lei è una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed è sempre andata avanti con coraggio».
«Questa Chiesa con la quale dobbiamo "sentire" è la casa di tutti, non una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità. E la Chiesa è Madre - prosegue -. La Chiesa è feconda, deve esserlo. Vedi, quando io mi accorgo di comportamenti negativi di ministri della Chiesa o di consacrati o consacrate, la prima cosa che mi viene in mente è: "ecco uno scapolone", o "ecco una zitella". Non sono né padri, né madri. Non sono stati capaci di dare vita. Invece, per esempio, quando leggo la vita dei missionari salesiani che sono andati in Patagonia, leggo una storia di vita, di fecondità».
«Un altro esempio di questi giorni: ho visto che è stata molto ripresa dai giornali la telefonata che ho fatto a un ragazzo che mi aveva scritto una lettera, io gli ho telefonato perché quella lettera era tanto bella, tanto semplice. Per me questo è stato un atto di fecondità. Mi sono reso conto che è un giovane che sta crescendo, ha riconosciuto un padre, e così gli dice qualcosa della sua vita. Il padre non può dire "me ne infischio". Questa fecondità mi fa tanto bene».

Questa visione del Pontefice, trova il suo fondamento nel valore e centralità della persona. Tutta la sua impostazione teologica, spirituale, filosofica, morale e pastorale si sviluppa a partire dal grande senso che Papa Francesco ha per la persona, per ogni persona. Ogni singolo individuo è un mondo infinito che si apre dinanzi a noi.

Giovedì scorso stavo celebrando messa alla Casa Protetta Baccarini, dove vengono curati e accompagnati molti anziani della nostra Parrocchia, e non solo. A differenza di altre volte non vi era molta gente esterna, ma solo tre o quattro anziani. Alcuni al mio posto avrebbero potuto pensare che con tante cose che un Parroco ha da fare oggi si potrebbe investire questo tempo in modo diverso; vale la pena fare l’omelia per quattro o cinque anziani? Ma in questi momenti di silenzio ho avuto ben chiaro da subito che ognuna di quelle persone aveva una storia, fatta da tante gioie, ma anche ferite e pazienze. Con costanza ogni mattina ripartivano con tutta una serie di attività che permettevano loro di alzarsi, lavarsi, sedersi sulla sedia a rotelle e vivere un’altra giornata. Ricordo che guardando a una a una queste persone anziane avevo la chiara percezione di essere davanti a un mondo, un universo, un mistero grande. Sentivo che il fatto che ci fossero loro, che ci fossero delle persone, rendeva questo momento solenne, unico. Ho compreso che Dio quando ci osserva, ci ama, ci abbraccia, non si attende ciò che secondo il manuale delle virtù dovremmo essere, ma sente che ha tra le sue mani molto più di tante virtù, stringe a sé un universo talmente immenso che vale più di ogni altra cosa, stringe a sé una persona. Non importa che questo mistero grande sia fragile, debole, soprattutto in questa fase della vita. Mi dicevo: «quanto è grande questo momento, quanto solenne». In tante occasioni avevo ripetuto che la S. Messa era la cosa più grande che ci potesse essere perché vi era Dio. Questo rimane vero, ma ora lo declino in modo diverso. Quanto è grande la S. Messa perché vissuta da “persone” che nel loro mistero mi parlano e mi raccontano il Dio che è presente nella storia e si è incarnato, il Dio che si è fatto fragile e povero. Proprio come diceva sopra il Papa, avevo davanti persone anziane, appesantite da un’intera vita, che con costanza vivevano ogni giornata, andavano avanti, e ogni volta che entravo nella cappella sapevano regalarmi meravigliosi sorrisi, pieni di vita, di riconoscenza e di fiducia.

La spiritualità della Parrocchia trova in questa prospettiva la sua anima. A differenza di Movimenti o gruppi ecclesiali, nei quali si tende a un ideale, si vive un carisma, un aspetto del vangelo - e se vissuto bene questo “particolare” diventa la porta di accesso per il “tutto”-, ed è questa scelta condivisa che unisce i vari membri, la Parrocchia parte dalla persona e nell’accoglienza del suo mistero scopre le vie di Dio sporche di terra, ma ricche di umanità, ferite dalla fragilità, ma forti della costanza di cui ci parlava il Papa, popolate di diversità, ma ricche di un Dio che nessuno può possedere. A differenza dei Movimenti la Parrocchia cerca di riunire le molte idee intorno alla Persona. Cerca cioè di valorizzare ogni persona nella certezza che qualcosa del mistero di Cristo si rivela attraverso di lei. Il Parroco ha la missione di aiutare a vivere questo. Penso che la Parrocchia sia il luogo dove scopriamo in modo speciale la grandezza, imprevedibilità, novità e profondità di Dio, il suo andare sempre oltre i nostri schemi e strutture.

La santità secondo Papa Francesco parte di qui, dal prendere coscienza della dignità e grandezza del proprio essere persona. La riconoscenza, fondata sulla verità, è l’anima di quell’amore che può rendere ognuno di noi un capolavoro di santità.
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