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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Non ardeva forse in noi il nostro cuore...

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Sac. Carlo Sacchetti

Il Papa continua:

«Come stiamo trattando il popolo di Dio? Sogno una Chiesa Madre e Pastora. I ministri della Chiesa devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo. Questo è Vangelo puro. Dio è più grande del peccato. Le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo. La prima riforma deve essere quella dell'atteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. I Vescovi, particolarmente, devono essere uomini capaci di sostenere con pazienza i passi di Dio nel suo popolo in modo che nessuno rimanga indietro, ma anche per accompagnare il gregge che ha il fiuto per trovare nuove strade».

[… a questo punto salto una parte che ho già commentato nella lettera di Natale]

«Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. lo non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione».
«Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l'edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali».
«Dico questo anche pensando alla predicazione e ai contenuti della nostra predicazione. Una bella omelia, una vera omelia, deve cominciare con il primo annuncio, con l'annuncio della salvezza».

Per cercare di vivere queste indicazioni del Papa occorre mutare “l’atteggiamento”. Quello che ci siamo ripetuti in più occasioni in questi anni ritorna come elemento decisivo. Il fratello è un dono, una risorsa, un mistero. L’altro è sacro! Solo chi parte da questa prospettiva può sperare di avvicinarsi allo stile che Dio ha verso ogni persona. Dio non parte da ciò che una persona ha fatto, dal suo eventuale peccato. Dio è più grande del peccato! Lo sguardo di Dio corre sempre verso le possibilità di bene, di amore, di bellezza, e di conseguenza di gioia, di chi ha davanti. Dio riesce a vedere ciò che di bello vi è in ogni persona e parte sempre da lì. Solo chi vive nel suo cuore questa bellezza, questo amore, questa gioia, diventa possibilità di vita nuova credibile.
È inutile ostinarsi su questa o quella questione morale pensando che in un mondo dove il relativismo impera è necessario che ci sia almeno qualcuno che dica certe cose. Le cose vanno dette ma se manca un orizzonte di fiducia, una prospettiva promettente, che fa intuire un bene, un bello oltre la norma, rischiamo di parlare di una legge morta, che non è percepita come liberante e bene per me. Il cuore delle persone non arde più e tutto viene percepito come negativo, limitante, fastidioso.

L’esempio dei discepoli di Emmaus racconta questo stile. La presenza di Cristo, il suo “accompagnarli”, il suo raccontare con passione ciò che ha vissuto, il suo aprire nuovi orizzonti, la sua sapienza profonda e semplice, aveva riportato in queste persone un nuovo ardore, i desideri ormai lasciati si sono svegliati, i sogni abbandonati sono stati ripresi, ed è venuta con forza la voglia di vivere la vita più bella che c’è. Ci sono tutte queste cose dietro l’affermazione del vangelo: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,32)

Proprio così! Gesù è venuto a raccontarci il modo più bello di vivere, ciò che rende l’esistenza di ognuno un capolavoro. Questo è il cuore dell’annuncio, questa è la “Parola” che ogni cuore attende. “Dio ti ama” resterebbe un’affermazione senz’anima se non provenisse da un cuore conquistato da questo “incontro”. Sarebbe inutile ricordare che Dio perdona il tuo peccato se non si aiuta l’altro, magari schiacciato dalle sue cadute, a comprendere, a toccare quasi con mano, che vi può essere una vita più bella, intensa e ricca anche per lui.

Ci direbbe S. Agostino: «Se amate Dio, rapite all'amore di Dio tutti quanti sono uniti a voi, tutti quelli che abitano con voi» (En. in ps. 33, d. 2. 6); e ancora: «Chi vuol raggiungere qualcosa ha l'ardore del desiderio. Il desiderio è la sete dell’anima» (En. in ps. 62, 5).
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