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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Padre, rendici degni di servire

Padre_rendici_degni_ di servire


Sac. Carlo Sacchetti

Continuiamo il nostro cammino intorno al tema dell’anno, il “Prodigio di essere credenti”, dando uno sguardo ad un aspetto fondamentale dell’essere cristiani.

Il cardinale e teologo francese Yves Congar afferma: «Il titolo doûlos, schiavo, servo (di Dio), che non aveva nessun significato religioso nel mondo pagano, esprime quanto mai bene questa appartenenza totale a Cristo, che ci costituisce nel contempo servi di tutti i nostri fratelli»

Essere discepoli di Gesù Cristo porta a riscoprire in modo totalmente nuovo cosa significhi essere servi. Lo stare accanto a Gesù ci conduce, prima o poi, a quella particolare cena nella quale Lui, il Maestro e il Signore, si china a lavare i piedi ai suoi discepoli. Riascoltiamo l’inizio del capitolo 13 di Giovanni:

«1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». 10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». 12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. 16In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. 17Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica».

Tutti noi ammiriamo il Maestro e un giorno abbiamo deciso di seguirlo. Ci ha affascinato la sua parola pronunciata con “autorità”. La verità del suo messaggio ci ha fatto sentire nell’intimo che questa era la strada giusta. Poi la sua vita, la sua testimonianza concreta così coerente e audace, non poteva lasciarci indifferenti. Così, una volta diventati “grandi”, abbiamo deciso di seguirlo, di essere suoi discepoli. Molti di noi erano già battezzati, ma questo “seme” posto in noi dal sacramento richiedeva un nostro “sì”, libero ed entusiasta.

Ecco che come è successo ai discepoli, arriva il momento in cui ti rendi conto che questa “via” è diversa da quella del mondo. Qui è grande chi è il primo a servire. Ci possono essere ruoli di responsabilità e comando, che pongono alcuni in posizione di maggiore evidenza, ma occorre stare attenti a non farsi ingannare: ciò che rende grandi queste persone è la misura del loro servizio. Come diceva Congar: «l’appartenenza totale a Cristo, ci costituisce nel contempo servi di tutti i nostri fratelli».

Mi capita spesso di essere a pranzo in posti differenti. Una cosa che vivo da tempo è un vero senso di riconoscenza verso chi mi serve. Anche quando di fianco a me ho persone prestigiose, importanti, il mio pensiero va sempre prima di tutto a chi mi sta servendo. Anche se l’interessato non ne è consapevole, nel suo agire mi parla di Cristo e di come io posso essere autenticamente suo discepolo. Ho citato i pranzi, ma questo sguardo mi accompagna ormai in ogni mia esperienza.
Solo amando e praticando il servizio impareremo la lezione che questo stile dà all’uomo: mentre il servilismo lo abbassa e svilisce, il servizio scelto per amore di Cristo lo conduce, passo dopo passo, alla sua dimensione più vera e quindi anche più grande.

Madre Teresa di Calcutta, la cui vita è stata un vangelo vivente, iniziava una famosa preghiera con queste parole:

«Padre, rendici degni
di servire
i tuoi figli e nostri fratelli,
che in mezzo al mondo vivono e muoiono
nella povertà e nella fame…»
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