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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Perché mi devo confessare dal prete?

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Sac. Carlo Sacchetti

Continuando il cammino sullo specifico cristiano (cattolico), oggi vorrei partire da questa domanda: perché mi devo confessare dal prete? Non sarebbe meglio farlo direttamente con Dio? In fondo, ci hanno insegnato al catechismo, il peccato è un’offesa a Dio.

La prima risposta che viene alla mente si rifà alle parole di Gesù, quando, dopo la Risurrezione, incontra gli apostoli: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,21-23).

Ma con voi oggi vorrei cercare un altro motivo che trae la sua forza dall’essenza stessa del cristiano.
Proviamo ad ascoltare ciò che la Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 12, ci dice:

12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
14E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 16E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. 19Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. 22Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; 23e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. 26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
27Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

Il brano che abbiamo appena letto apre una prospettiva che non sempre è chiara al credente. Nella Famiglia dei Figli di Dio siamo legati tra di noi, come le membra sono legate nell’unico corpo a cui appartengono. Vi è una “misteriosa” ma “reale” comunione tra tutti i membri del corpo. Questo significa che se un membro sta bene tutto il corpo ne beneficia mentre, al contrario, quando un membro soffre tutto il corpo ne risente.

Questa dottrina del Corpo Mistico di Cristo, come abbiamo letto, ha il suo fondamento sulla Parola di Dio, ed è parte essenziale del Deposito della fede.
Da questa verità deriva, proprio come sottolinea San Paolo, che nessuno può dire: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo». O ancora: «Non può l'occhio dire alla mano: Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: Non ho bisogno di voi.»
Quindi ognuno di noi fa parte dell’unico Corpo di Cristo e nessuno sarebbe quello che è senza l’altro. Tutti abbiamo bisogno del fratello, anche se non abbiamo con lui un rapporto diretto. Difatti l’occhio potrebbe pensare che tra lui e il piede non vi sia alcun legame, ma, stando alle parole di Paolo, sbaglierebbe. Quante persone sono legate alla nostra vita e alla nostra storia! È importante che meditiamo e interiorizziamo questa verità. Vi è una rete di relazioni misteriose che mi permette di essere quello che sono.
Ecco perché i Santi, e con loro la Chiesa, insegnano che la santità è una “leva” attraverso la quale si può sollevare il mondo.
Il più nascosto atto di carità e virtù, compiuto da un’anima, diffonde il suo frutto di grazia a tutta la Chiesa. Come nei vasi comunicanti, quello che di bello e buono si vive in un “vaso”, si travasa anche negli altri membri del Corpo Mistico.

Questo misterioso legame vale, però, anche per il peccato. Se un membro della Chiesa commette un peccato, questo anche se rimane nascosto, danneggia tutto il corpo, danneggia tutta la Chiesa. Per questo motivo è necessario chiedere perdono alla Chiesa attraverso un suo ministro, oltre che a Dio.
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