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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Riformiamo il lavoro dal "basso"

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Sac. Carlo Sacchetti

Nella riflessione di oggi vorrei offrirvi una storia che ci aiuta a comprendere che il problema lavoro è molto più complesso di come alcune “ideologie riduttive” vogliono mostrarcelo e che il cammino che può trasformare il luogo di lavoro in una palestra di crescita umana debba essere di tutti: imprenditori e lavoratori. Nella storia spesso ciò che è partito dal basso ha avuto più durata ed efficacia nel tempo. Dunque rendiamo protagonisti i lavoratori! A volte gesti semplici e allo stesso tempo coraggiosi, iniettano nell’ambiente di lavoro un’energia, uno spirito positivo, che poi influisce anche sulle grandi scelte.

Torniamo allo scorso maggio e andiamo a Peccioli, nelle campagne pisane. È lì che vive Rossella Cionini, autista di autobus all’azienda Ctt Nord. Rossella è ammalata da anni e, a cadenze regolari, deve sottoporsi ad interventi chirurgici che la costringono a lunghe degenze. A gennaio aveva terminato ferie e permessi: sarebbe rimasta a casa senza stipendio se i suoi 250 colleghi non avessero deciso di regalarle un po’ delle loro ferie per aiutarla. Anche nei giorni in cui dalla sua storia sta nascendo un disegno di legge Rossella è a casa per colpa di un’operazione. «Sono tornata sotto i ferri il 19 agosto - dice - e spero sia l’ultima volta. Se venisse approvata una legge per la donazione delle ferie vorrei che si chiamasse la “legge degli angeli”. Perché io ho messo la storia ma i miei colleghi il gesto. Sono loro che hanno dimostrato di avere cuore».

Per cambiare rotta serve il coraggio e la generosità di tutti. Questo gesto dei lavoratori ha provocato chi dirige l’azienda e lo ha contagiato: «Forse abbiamo compiuto una forzatura sulla norma - dice Paolo Vannozzi, direttore dei servizi amministrativi del Ctt Nord - ma non potevamo gettare al vento il valore di una scelta solidale. In fondo, non stavamo facendo niente di male e non ci sono state spese a carico dello Stato. Ad oggi, in azienda abbiamo ancora un “tesoretto” di ore a disposizione visto che Rossella non le ha esaurite tutte. Prima di lei, i dipendenti si erano prodigati per altri colleghi. Che oggi questa scelta si trasformi in un disegno di legge ci onora e ci conferma che stavamo percorrendo la strada giusta». Quando la storia di Rossella divenne di dominio pubblico alcuni parlamentari toscani si fecero avanti per discutere con gli amministrativi del Ctt Nord il disegno di legge poi, però, a luglio la senatrice Munerato ha presentato l’emendamento. «La storia di Rossella, come quella di Mathys in Francia, mi ha colpito. Spero si vada per l’approvazione perché per lo Stato non ci sono spese ma si guadagna in solidarietà».
Nel luogo di lavoro ogni persona passa molte ore della sua vita e non si può pensare che l’unico scopo sia solo quello di portare a casa lo stipendio. Il papa nella sua recente catechesi del mercoledì ci ha detto: «Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. «Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…» – «Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo».
Questa storia ci mostra come le parole di Papa Francesco siano vere. Vi sono alcuni lavori che anche nel loro contenuto fondamentale sono orientati al servizio e all’amore del fratello: penso ai medici, infermieri, agli insegnanti ecc. Questa storia ci mostra però che ogni lavoro può essere luogo di crescita d’umanità grazie al contributo che tutti possono dare a creare un ambiente di attenzione all’altro e servizio reciproco.
La dottrina cattolica da sempre ci insegna che la santità è un dono che Dio fa a tutti. Josemaría Escrivá De Balaguer ci ha mostrato che è possibile farla diventare esperienza viva di ogni laico, nel suo lavoro, nella sua competenza professionale, nel suo tessuto di relazioni, nella vita quotidiana che spesso viene fatta vivere come un supplizio in attesa della distrazione o del divertimento.

È giusto lottare perché vengano riconosciuti a tutti i giusti diritti ma non dimentichiamo che i passi più importanti e decisivi che trasformano un ambiente di lavoro in un luogo dove al centro è la persona, dove si cresce in umanità, vivendo relazioni generose e piene, partono dai lavoratori stessi che possono contagiare con il loro coraggio i colleghi e gli stessi datori di lavoro.
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