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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Silvio Dissegna, il santo della porta accanto

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Sac. Carlo Sacchetti

Questo editoriale uscirà nella giornata in cui i nostri ragazzi celebreranno la Cresima, ho pensato di fare loro un augurio. Per questo lo stile sarà quello di una lettera rivolta a loro (ma, come comprenderete leggendola, con essa desidero parlare anche a tutta la Comunità ).

Cari ragazzi,
circa dieci giorni fa, venerdì 7 novembre, Papa Francesco, ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato (prefetto della Congregazione delle cause dei santi), ha dato l’autorizzazione alla pubblicazione dei decreti riguardanti le virtù eroiche di un ragazzino di dodici anni (la vostra età ). Il nome di questo ragazzo è Silvio Dissegna.
Cerchiamo di conoscerlo meglio.
Silvio Dissegna nasce il 1° luglio 1967, a Moncalieri (Torino), festa del Preziosissimo Sangue di Gesù. Cresce sano, intelligente e vivace nella sua casa di Poirino (Torino), con Carlo, il fratello più giovane di un anno, ricevendo dai suoi genitori, Ottavio e Gabriella, una luminosa educazione cristiana.
Prova una grandissima gioia, quando i suoi genitori gli fanno conoscere Gesù e gli insegnano a pregare, mattino e sera... Tra lui e Gesù, nasce presto un rapporto intenso, come un’intesa segreta, che diventa vera "vita a due"  il giorno della Prima Comunione, il 7 settembre 1975. Da quel momento, il più grande desiderio di Silvio è quello di ricevere Gesù, il più spesso possibile, almeno tutte le domeniche, andando alla Messa, preparato dalla confessione e da un continuo impegno a migliorarsi e a essere molto buono con i genitori, con i compagni e le persone che incontra.
A scuola, si distingue tra tutti per le doti e per l'impegno, ma gli piace pure tantissimo giocare a pallone, a bocce, a nascondino, a far passeggiate a piedi e nei boschi. Incanta tutti con il suo affetto, con il suo "grazie" sempre pronto e il suo perenne dolcissimo sorriso.

All'inizio del 1978, si lamenta per un insistente dolore alla gamba sinistra. Ricoverato all'ospedale di Moncalieri, i medici scoprono che si tratta di cancro alle ossa.
Non ha ancora 11 anni, Silvio, ma intuisce che cosa gli sta capitando. Non dispera: desidera guarire, ma si affida alla volontà di Dio, prega... Il 21 maggio 1978, già in carrozzella, riceve la Cresima, nella chiesa parrocchiale di Poirino, lieto di diventare, per il dono dello Spirito Santo, testimone e apostolo di Gesù. Le sue condizioni si aggravano e ha già tanto dolore.
Il 4 giugno, chiede ai suoi: «Dite a don Luigi che mi porti la Comunione a casa, tutti i giorni». Il buon sacerdote di Poirino lo accontenta subito, portandogli quotidianamente Gesù Eucaristico: ogni volta è un colloquio, cuore a cuore, nella gioia, con Lui. Silvio si aggrappa al Rosario e prega la Madonna intensamente, sempre più a lungo. Comincia una lunga Via Crucis, dal giugno 1978 al gennaio 1979: per sette volte, va con il papà all'ospedale "G. Roussy" di Parigi, in cerca di cure e di guarigione. I dolori si fanno atroci.
Una volta, nel letto vicino al suo, c'è un ammalato che bestemmia continuamente. Silvio non sorride più e scoppia in un pianto dirotto. Poi, prende la corona e recita ad alta voce tante Ave Maria, quante sono le bestemmie che ha sentito. La mattina seguente, confida: «Papà, io non riuscirò qui a Parigi a riparare con altrettante Ave Maria tutte le bestemmie che quell'uomo scaglia contro il Signore e la Madonna: ne avrò ancora da dire quando tornerò in Italia».
Le sue notti, cocenti di dolore, le passa in preghiera, sgranando il Rosario intero, di 15 decine, alla Madonna, meditando i "misteri" con un libricino, alla luce di una piccola lampada. Anche se ha tanto male, non vuole alcuno dei suoi cari vicino a sé e li manda a riposare.
A un'amica di famiglia che gli chiede di dirle un pensiero per una trasmissione su una radio locale, risponde: «Io non ho niente da dire, per carità. E poi un messaggio trasmesso per radio, serve solo all'Italia, mentre se dico un'Ave Maria nella mia stanza serve per tutto il mondo».
È forte e sereno: accoglie tutti con un sorriso, incoraggia i genitori e il fratello, fa forza persino al medico che si sente impotente: «Le sofferenze mi avvicinano di più a Dio – gli dice – mi preparano serenità e gioia nel suo Regno, in Cielo». E al papà: «Io sarò felice, solo quando avrò un posto in Paradiso».
Chi lo avvicina, sente che Dio stesso è presente e vivo in quella fragile creatura, e non può fare a meno di dire: «Nei suoi occhi, c'è tutto il Cielo di Dio». 
Nel maggio 1979, la gamba sinistra si spezza. Ampie piaghe si aprono nel suo corpo. In giugno, perde anche la vista e, in settembre, in gran parte, l'udito. I dolori lo schiantano. Ma non si lamenta mai. Dice: «Devo restare solo con Gesù, parlargli, dirgli tutto quello che ho nel cuore. Tu, mamma, riposati, che sei tanto stanca». Solo, chiede con insistenza assoluta: «Voglio ricevere la Comunione tutti i giorni. Io ho bisogno di Gesù, tutti i giorni, che doni tanta forza a me e a voi, mamma e papà».
Lunedì 24 settembre 1979, al mattino, riceve, lucido e forte, per la terza volta, l'Unzione degli infermi e Gesù-Viatico per la Vita eterna. Prega con il parroco, don Vincenzo, e risponde alla fine, ad alta voce: «Amen», come Gesù, il suo: «Tutto è compiuto» sulla Croce. Alle 21.20, mentre scende la sera e tutto è silenzio, Silvio Dissegna va incontro a Gesù, perdutamente amato.
Ai suoi funerali, partecipano decine di sacerdoti e un popolo senza numero, tutti segnati dentro dal passaggio in terra di questo piccolo angelo. La biografia che di lui scrisse don Antonio Bellezza si è diffusa in tutti i continenti della terra, la sua fama di santità, iniziata a nascere quando era ancora in mezzo a noi, è dilagata lontano. Oggi Silvio è conosciuto e amato in Italia e nel mondo, stupendo seminatore di speranza e di gioia, convincente portatore di Cristo, in primo luogo a chi soffre... Già si parla di grazie e di celesti favori ottenuti da Dio per sua intercessione.

Perché ho scelto di indicarvi Silvio?
  • Perché prima di tutto ha la vostra età e vorrei che comprendeste che dentro di voi ci sono potenzialità straordinarie. Un giovane ben educato, ha in sé le risorse per realizzare grandi cose. Quindi prima di tutto ho fiducia in voi, nella vostra possibilità di bene.
  • Poi amava il pallone e altri giochi, proprio come voi. Si impegnava con serietà a scuola. Questo ci ricorda che le grandi imprese necessitano di essere ben piantate per terra, su una sana umanità. È attraverso una vita normale e ordinaria che si è aperta per lui la strada della santità.
  • Nella sua esperienza traspare una grande fortezza unita ad una dolce mitezza. Per vivere una vita piena è necessario saper affrontare con forza e fiducia le difficoltà che si incontrano. Non vi avvilite mai ma imparate a guardare oltre la prova con uno sguardo gravido di speranza.
  • Vi è poi la sua lotta contro la bestemmia. Detestate le bestemmie, ragazzi, non c’è niente di più ingiusto e grave.
  • Infine il suo amore per l’Eucaristia e la Confessione. Siete giovani e il rischio, fatta la cresima, è quello di allontanarsi dalla S. Messa, pensando di essere più liberi e felici perché seguite ciò che istintivamente avete voglia di fare. Mi sento però di consigliarvi di non allontanarvi dall’Eucaristia, a partire dalla Messa domenicale e quella dei giovani. Come diceva Don Bosco ai suoi ragazzi, l’Eucaristia è quel pane che ci sostiene nella crescita e ci illumina nelle scelte importanti della vita.

Abbiate fiducia nelle vostre possibilità di bene e non lasciate che chi ormai ha fallito nella vita, spenga quella fiamma che è in voi e che tende a ciò che è bello e buono.

Il vostro Parroco
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