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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Solo la Verità può renderci liberi

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Sac. Carlo Sacchetti

Dopo alcune considerazioni sul Concilio Vaticano II che il Papa vede come “una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea” da cui è nato un movimento di rinnovamento che è assolutamente irreversibile, il pontefice affronta la sfida di “cercare e trovare Dio in tutte le cose”.

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Il discorso di Papa Francesco è molto sbilanciato sulle sfide dell'oggi. Anni fa aveva scritto che per vedere la realtà è necessario uno sguardo di fede, altrimenti si vede una realtà a pezzi, frammentata. È questo anche uno dei temi dell'enciclica Lumen fidei. Ho in mente anche alcuni passaggi dei discorsi di Papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro. Glieli cito:
«Dio è reale se si manifesta nell'oggi»; «Dio sta da tutte le parti».
Sono frasi che riecheggiano l'espressione ignaziana «cercare e trovare Dio in tutte le cose». Chiedo dunque al Papa: «Santità, come si fa a cercare e trovare Dio in tutte le cose?».
«Quel che ho detto a Rio ha un valore temporale. C'è infatti la tentazione di cercare Dio nel passato o nei futuribili. Dio è certamente nel passato, perché è nelle impronte che ha lasciato. Ed è anche nel futuro come promessa. Ma il Dio "concreto", diciamo così, è oggi. Per questo le lamentele mai mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo "barbaro" finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell'oggi».
«Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. […]
«Incontrare Dio in tutte le cose non è un eureka empirico. In fondo, quando desideriamo incontrare Dio, vorremmo constatarlo subito con metodo empirico. Così non si incontra Dio. Lo si incontra nella brezza leggera avvertita da Elia. I sensi che constatano Dio sono quelli che sant'Ignazio chiama i "sensi spirituali". Ignazio chiede di aprire la sensibilità spirituale per incontrare Dio al di là di un approccio puramente empirico. È necessario un atteggiamento contemplativo: è il sentire che si va per il buon cammino della comprensione e dell'affetto nei confronti delle cose e delle situazioni. Il segno che si è in questo buon cammino è quello della pace profonda, della consolazione spirituale, dell'amore di Dio, e di vedere tutte le cose in Dio».

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Le lamentele non portano a nulla. Lamentarsi è lavarsene le mani. Non vi è momento storico che non abbia avuto le sue difficoltà, contraddizioni, limiti. La difficoltà mette in moto l’uomo, fa uscire risorse che difficilmente si manifesterebbero senza l’energia attraverso la quale si affronta il problema. Quando tutto va bene è molto facile fermarsi, sedersi. Ma ciò che è fermo già comincia a morire! Al giorno d’oggi si corre moltissimo, non si è mai fermi eppure, anche in questa situazione, si può rimanere immobili, non crescere, non mettere vita nella propria esistenza. È più facile correre che crescere. Paradossalmente lo stare fermi, il fare silenzio, ci può mettere in grande movimento, ci può far fare tanta strada. La lamentela è come il correre: ci difende dall’affrontare con coraggio le situazioni, le domande decisive, le sfide che ci permettono di vivere in modo maturo e pieno. Come dice il papa il lamentarsi finisce per portare a staticità, a “pura conservazione”.

Occorre affrontare tutto ciò che l’oggi mi offre con la sicura certezza che è attraverso questi eventi che mi verrà incontro la bellezza, che potrò fare esperienza di Dio. Nella sinfonia ci sono toni alti e bassi, armonie e dissonanze, ma in tutto questo vi è una bellezza dell’insieme che emoziona, che ti parla di altro, che ti apre a un mistero. Se questo è vero per la musica lo è ancora di più per la vita. Ogni giornata è fatta di tante note, di tante cose che accadono, che portano con sé un mistero grande, un amore che ci cerca, una bellezza che ci seduce.
I “sensi spirituali”, di cui ci parla il papa, sono quella particolare sensibilità, quella particolare capacità di vedere, quello sguardo di fede, che ci permette di riconoscere quell’armonia che guida e muove ogni cosa. Ecco cosa significa essere contemplativi. La contemplazione non è uscire dalla realtà per riposare la propria mente in qualche paradiso esoterico, ma piuttosto è imparare a percepire l’armonia che lega tutto ciò che accade. Si comprende che la spiritualità non ce la giochiamo nei momenti in cui preghiamo o facciamo qualche opera buona, ma in ogni momento della nostra giornata. I “sensi naturali” colgono i vari eventi, i “sensi spirituali” il disegno che vi è dietro.
Per questo la preghiera è fondamentale.
Senza momenti di silenzio, di meditazione, di orazione, difficilmente si riuscirà ad andare oltre i “sensi naturali”.
Se non riconosciamo il disegno che sta sotto a tutto ciò che ci viene incontro rimaniamo spettatori della vita. Senza riconoscere un “senso” che anima ciò che accade ci illudiamo di essere protagonisti, ma alla fine, i tempi della nostra vita e anche la direzione, la decidono altri. Pensiamo di essere liberi ma in realtà siamo condizionati dal contesto sociale e dai nostri dettami interiori. Evitare il “silenzio interiore”, la preghiera, la profondità, condanna ad una sicura schiavitù (in molti casi inconsapevole, ma non per questo meno reale).
Solo la Verità, che ci apre al senso profondo del vissuto, può renderci liberi.
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