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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Anziani

Non trascurare i discorsi dei vecchi

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Sac. Carlo Sacchetti

Prendendo spunto dalle catechesi sugli anziani che ha fatto Papa Francesco vorrei fare con voi alcune considerazioni su questa preziosa “riserva sapienziale del nostro popolo”, come la definisce lo stesso Papa.

In una società tutta basata sull’efficienza, si tende a dare valore solo a ciò che produce. Per questo va crescendo la cultura dello “scarto” che si esercita verso tutto ciò che viene percepito come zavorra. In cima alla lista di questa cultura vi sono certamente i poveri; e gli anziani sono da considerare poveri. Sono poveri perché non hanno più le energie di una volta, non hanno la lucidità e freschezza mentale di quando erano giovani, non hanno davanti a sé la ricca prospettiva di molti anni da vivere e di solito sono ammalati. Il loro cuore si volge spesso indietro, verso il passato, è “gonfio” di ricordi, e la maggior parte delle volte parlano per brontolare. Questo però non giustifica, in nessun caso, il metterli da parte, perché si hanno troppe, e più importanti, cose da fare.
Colpiscono gli esempi che Papa Francesco riporta nel suo intervento: «Io ricordo, quando visitavo le case di riposo, parlavo con ognuno e tante volte ho sentito questo: «Come sta lei? E i suoi figli? - Bene, bene - Quanti ne ha? – Tanti. - E vengono a visitarla? - Sì, sì, sempre, sì, vengono. – Quando sono venuti l’ultima volta?». Ricordo un’anziana che mi diceva: «Mah, per Natale ». Eravamo in agosto! Otto mesi senza essere visitati dai figli, otto mesi abbandonata! Questo si chiama peccato mortale, capito? Una volta da bambino, la nonna ci raccontava una storia di un nonno anziano che nel mangiare si sporcava perché non poteva portare bene il cucchiaio con la minestra alla bocca. E il figlio, ossia il papà della famiglia, aveva deciso di spostarlo dalla tavola comune e ha fatto un tavolino in cucina, dove non si vedeva, perché mangiasse da solo. E così non avrebbe fatto una brutta figura quando venivano gli amici a pranzo o a cena. Pochi giorni dopo, arrivò a casa e trovò il suo figlio più piccolo che giocava con il legno e il martello e i chiodi, faceva qualcosa lì, disse: «Ma cosa fai? – Faccio un tavolo, papà. – Un tavolo, perché? –. Per averlo quando tu diventi anziano, così tu puoi mangiare lì». I bambini hanno più coscienza di noi!»

Continua…
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