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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Charlie Hebdo

La forza e il coraggio dell'informazione

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Sac. Carlo Sacchetti

Quest’anno arriviamo a Pasqua con ancora negli occhi e nelle orecchie le immagini e testimonianze che hanno fatto seguito al terribile disastro aereo che ormai, sembra al di là di ogni dubbio, sia stato causato da un gesto di follia del copilota della Germanwings Andreas Lubitz. Reportage dettagliati, ore di servizi speciali, sopralluoghi di giornalisti coraggiosi, ci hanno permesso di vivere, partecipare, soffrire, insieme a tutto il mondo per questa tragedia. La straordinaria forza dei mezzi di comunicazione che oggi il mondo ha a disposizione, può realmente rendere il mondo “più piccolo” e le persone “più vicine”. Il “conoscere” rende possibile la “partecipazione”, “la riflessione”, la “presa di posizione” e “le scelte”. L’informazione ha una forza incredibile e se viene fatta in modo trasparente può avviare autentici cambiamenti nelle persone di tutto il mondo.

Leggevo in questi giorni il commento che Luigino Bruni ha fatto al libro di Giobbe. Penso che tutti conosciate, almeno per aver sentito il proverbio, “avere la pazienza di Giobbe”, la storia di questo credente. Uomo di fede, osservante della legge, viene messo alla prova prima nelle cose che ha (beni e figli) e poi nella sua stessa carne (malattia terribile che lo ha reso irriconoscibile agli stessi amici). Attraverso questa esperienza Giobbe viene condotto da Dio a fare un’esperienza rinnovata di se stesso e di Dio. Al termine della sua esperienza arriva infatti a dire: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (Gb 42,5). Luigino Bruni vede in questa storia della Bibbia, come anche in opere di letteratura, poesie, il dare voce e volto a chi vive nella storia simili “notti mute”. Ma ascoltiamo le sue parole:

«Ma se leggiamo il suo poema (ndr: intende il libro di Giobbe) con 'l’intelligenza delle scritture', facciamo una scoperta sbalorditiva: il suo canto di maledizione è anche la costruzione di una nuova e diversa arca di salvezza. Nell’arca di Giobbe non salgono i suoi figli e gli animali, ma tutti i disperati, gli sconsolati, i depressi, gli abbandonati, i falliti, gli scomunicati, tutte le vittime inconsolabili e inconsolate della storia. È così che la Bibbia ci ama e ci salva, paradossalmente e realmente. Come, analogamente, ci salvano la grande poesia e la grande letteratura, che riscattano e salvano il principe Myskin, Cosette e Jean Valjean, il 'pastore errante dell’Asia', mentre li raggiungono, li incontrano, abitano la loro sventura. La 'resurrezione' di questi miserabili arriva quando vediamo, descriviamo, amiamo le loro sofferenze».

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La scizofrenia dell'Europa

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Sac. Carlo Sacchetti

La riflessione che vorrei proporvi oggi è in continuità con l’ultima che ho scritto all’inizio dell’anno. In essa cercavo di evidenziare che si può parlare di libertà solamente quando si pone al centro la persona, la sua tutela e promozione. Quando in nome della libertà si calpesta ciò che per molte persone è vita - la religione o le profonde convinzioni che orientano l’esistenza - ci si incammina in una via fatta di bassa demagogia, che sfociando in riduzionismi di parte coglie solo alcuni aspetti della persona e della realtà perdendo di vista l’intero.

Una chiara dimostrazione di quanto appena affermato la ritroviamo nello scorso gennaio dove l’Europa che era scesa in piazza per la grande manifestazione di Parigi domenica 11 gennaio, il lunedì successivo ha deliberato - a seguito del recente parere favorevole dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) - che la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”, anche nota col nome commerciale di EllaOne, dev’essere liberamente acquistabile in farmacia senza ricetta.

Cerchiamo di spiegare in poche parole, per i non addetti, di cosa si tratta. La Hra Pharma, l’azienda francese che produce EllaOne, da sempre insiste sull’effetto semplicemente «antiovulatorio» del farmaco: la pillola agirebbe cioè soltanto prevenendo o ritardando l’ovulazione ma non interrompendo la gravidanza, per quanto appena iniziata. E sulla base di queste indicazioni non proprio imparziali l’Ema prima e la Commissione europea ora hanno espresso il loro giudizio. Peccato che la documentazione scientifica sul farmaco (studio Brache del 2010) dimostri altro.
È interessante constatare che nel 2009 la stessa HRA (l’azienda francese che produce EllaOne) segnalava che la pillola dei 5 giorni dopo possa essere assunta anche per abortire, e questo ben oltre i cinque giorni dopo il presunto “rapporto a rischio”. Come è possibile per un antiovulatorio? Semplice: il principio attivo del farmaco, l’ulipristal acetato, e il miferpistone (per intenderci, il contenuto della Ru486) sono equivalenti, come lo stesso documento dell’Ema spiega a pagina 10. «Con le dovute proporzioni, s’intende – spiega Bruno Mozzanega, professore aggregato di Ginecologia dell’Università di Padova e presidente della Società Italiana Procreazione Responsabile –. Per abortire fino (almeno) a sette settimane bastano 200 mg di Ru486, i quali equivalgono, quanto a efficacia sull’endometrio, a 200 mg di ulipristal non micronizzato». E visto che EllaOne contiene 30 mg di ulipristal micronizzato (che corrisponde a 50 mg non micronizzato), ecco che con quattro compresse si ottiene un dosaggio equivalente ai 200 mg di Ru486. Altro che contraccezione.

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