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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Costanza

Ad maiorem Dei gloriam

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Sac. Carlo Sacchetti

La domanda su che cosa significa per un gesuita essere Papa si conclude con queste considerazioni:

«Questo discernimento richiede tempo. Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento. E a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo. È ciò che è accaduto anche a me in questi mesi. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri. Le mie scelte, anche quelle legate alla normalità della vita, come l'usare una macchina modesta, sono legate a un discernimento spirituale che risponde a una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. Il discernimento nel Signore mi guida nel mio modo di governare».
«Ecco, invece diffido delle decisioni prese in maniera improvvisa. Diffido sempre della prima decisione, cioè della prima cosa che mi viene in mente di fare se devo prendere una decisione. In genere è la cosa sbagliata. Devo attendere, valutare interiormente, prendendo il tempo necessario. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita e fa trovare i mezzi più opportuni, che non sempre si identificano con ciò che sembra grande o forte».

I cambiamenti per essere veri e profondi, richiedono tempo. Questo vale per la storia ma anche per il singolo. Quando una persona desidera cambiare e migliorare in qualche aspetto della sua anima, ma potremmo dirlo anche per il carattere, è importante che percorra la strada della conversione con la chiara consapevolezza che occorrerà tempo. I cambiamenti troppo rapidi non sono né profondi, né duraturi. Alcuni diranno che hanno visto persone cambiare in poco tempo e che quindi non è vero quello che sto affermando. Occorre però stare attenti a distinguere i comportamenti esteriori dal livello profondo della persona. Ho conosciuto neo-convertiti che dopo certe esperienze cominciavano a frequentare le liturgie, pregare molto, impegnarsi per gli altri. Tutto questo è molto buono, però occorre aiutare queste persone a interiorizzare la novità del Vangelo, altrimenti rischiano di vivere nuovi atteggiamenti con un cuore vecchio. Da qui derivano rigidità, intransigenza, visioni ristrette e così via. Si rischia di trasformare l’orgoglio in vanità spirituale, la timidezza in umiltà, la paura in prudenza e la propria rigidità in giustizia.

Continua…
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