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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Emigrazione

Proprio come noi

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di MARINA CORRADI - tratto da Avvenire di martedì 21 aprile

Molti di quei morti non li troveranno mai, e intanto un altro barcone è naufragato, e altri ancora, probabilmente, stanno per mettersi in viaggio: stracarichi di uomini e donne che spesso non hanno mai visto il mare, e che, mentre cala la notte, guarderanno atterriti attorno a loro l’immensità dell’acqua nera. Intanto in Europa si starà discutendo di date, di vertici, di ordini del giorno – e nuovi barconi zeppi, con il motore che s’imballa e stenta, andranno lenti verso il loro destino.
Sono molti anni, ormai, che si muore nel Mediterraneo, e ci deve essere al fondo una ragione per l’inerzia con cui l’Europa – non l’Italia, che aiuta come sa e come può – lascia che si ripetano le stragi. Fino a un sussulto, quando il numero dei morti batte ogni precedente; per, allora, andarsi a inchinare davanti alle bare – sempre che siano almeno centinaia, però. Il Papa domenica all’Angelus ha detto di quei morti: «Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore...». Uomini come noi, certo, nessuno lo oserebbe negare. Eppure in quei volti neri, in quegli stracci, in quelle lingue incomprensibili, davvero noi europei riconosciamo «uomini come noi»? O non invece altri da noi, miserabili, forse pericolosi, se non proprio invasori? Basta guardare, alla Stazione centrale di Milano, i gruppi di sfiniti profughi siriani, e come i viaggiatori istintivamente, senza magari ben sapere chi siano, ne girino alla larga – stringendo, senza forse accorgersene, più forte la borsa nella mano.

Continua…
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