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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Lavoro

La "regola" dell'esemplarità

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Sac. Carlo Sacchetti

Mi è piaciuto molto, perché acuto e molto attuale, il parallelo che Alessandro d’Avenia ha fatto il giorno dell’Epifania tra i Re magi e chi svolge il proprio lavoro con serietà, professionalità ed onestà:

«Mi ha sempre affascinato che il Bambino-Dio nato in un posto rabberciato alla meglio è contemporaneamente reperibile grazie a calcoli e osservazioni astronomiche da professionisti del settore. Dio si fa trovare sempre da chi fa bene il proprio lavoro: come perfezionamento del pezzo di mondo che gli è affidato, come perfezionamento delle persone con cui lo svolge, come perfezionamento della propria capacità di stare al mondo. Chi cerca la stella nel proprio lavoro, trova la Stella nel proprio lavoro».

In questi ultimi editoriali abbiamo riflettuto spesso sul lavoro, su come affrontarlo. Abbiamo mostrato esperienze cariche di spirito profetico. Imprenditori che ripensano al loro ruolo ponendosi al servizio della persona e vedendo in questo il loro profitto maggiore. Ma non ci siamo fermati solo a chi comanda. Se desideriamo che l’ambiente di lavoro diventi sempre più un humus dove crescere e realizzare la propria vocazione ad essere pienamente uomini è necessario che anche “dal basso” gli operai ed impiegati escano dalla semplice logica del “portare a casa lo stipendio” e ripensino al tempo del lavoro (che è quasi il 50% delle ore disponibili nella vita, togliendo il sonno e i pasti) come una palestra, e quindi un’opportunità, per realizzare la propria umanità nella condivisione e servizio reciproco. Rimando alle esperienze che abbiamo qui raccontato dell’imprenditore Giovanni Arletti e Rossella Cionini.

Ora, però, guardiamo la cronaca. Ciò che riempie le pagine dei giornali è la mafia capitale dove viene stravolto il senso vero e profondo del lavoro. L’attività (preferisco chiamarla così per la stima che nutro verso il termine “lavoro” ) che viene messa al servizio del proprio utile e guadagno, andando a calpestare le persone più fragili, andando contro le più elementari esigenze di rispetto e decenza.
Su tutt’altro piano, ma sempre nocivo per la collettività, l’assenteismo dei vigili per l’ultimo dell’anno. Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, aiuta a comprendere in che cosa, soprattutto, questo gesto ha fatto male: «L’esemplarità degli amministratori pubblici – in tutti i gradi di governo e di potere – è la “prima regola”. Chi sta in alto fissa in qualche modo l’asticella del decoro, del senso del dovere, persino dell’abnegazione con i quali si rende servizio alla comunità e si dà onore all’istituzione esercitando un ruolo pubblico. Il livello qualitativo del lavoro per la Città (la Regione, lo Stato) dipende grandemente da questo. E il rispetto vero, sereno, puntuale della legge saldamente fondata (e non palesemente ingiusta o tale da suscitare giustificata obiezione morale), che si è chiamati ad applicare, è parte integrante di questa “prima regola” dell’esemplarità».

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Il vangelo del lavoro, il vangelo nel lavoro

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Sac. Carlo Sacchetti

Vorrei continuare con voi la riflessione su come l’ambiente di lavoro possa diventare il luogo dove l’uomo ritrova se stesso, cresce e sviluppa dimensioni fondamentali della sua umanità. La fabbrica come luogo liturgico e ambone dal quale il Vangelo viene annunciato anche oggi all’uomo.

Guardiamo all’esperienza di un industriale della nostra zona Giovanni Arletti, che vive con la sua famiglia questa logica di comunione in un’azienda che ha sede a Limidi di Soliera in provincia di Modena. Leggiamo questa esperienza mettendola in sinossi con la Parola di Dio che ne rivela la vera sorgente. Perché dietro tutto ciò che vi è di veramente umano e a favore dell’uomo ritroviamo il volto di colui che «non ritenne un privilegio l'essere come Dio, 7ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2.6-7).

Racconta quest’imprenditore che: «Nel settembre del 2008 si è fermato tutto, non arrivava più una telefonata, un ordine.  È stato l’inizio di una crisi annunciata, ci eravamo già preparati riorganizzando la rete commerciale reimpostando i programmi informatici e l’amministrazione con contabilità industriale e controllo di gestione in modo da avere un controllo più veloce e dati più dettagliati». Continua dicendo: «Abbiamo chiamato tutti i lavoratori e messi al corrente di quello che poteva accadere, impegnandoci noi a fare tutti i sacrifici rinunciando al margine e con loro a vivere insieme le difficoltà, magari riducendo gli orari. Inoltre visto che una delle difficoltà era accedere al credito abbiamo deciso di raddoppiare il capitale sociale in tutte le società del gruppo. Questo ha aumentato la fiducia degli istituti di credito e dei fornitori nell’azienda. Ad oggi non abbiamo perso un’ora di lavoro, non abbiamo licenziato nessuno, la crisi non è finita, però siamo ancora qui e siamo cresciuti in numero e fatturato».
La logica della partecipazione, è lo stile che Gesù ci ha insegnato. Nel momento più difficile della sua esperienza terrena, dove doveva rinnovare la sua fedeltà al Padre anche se questa comportava il fare dono della propria vita, chiama a se gli apostoli e vive con loro un momento di profonda comunione. Non si forza il vangelo nel dire che questo momento di intimità e condivisione ha certamente illuminato e sostenuto il Figlio dell’Uomo nella sua difficile scelta. «14Quando venne l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». 17E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». 19Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi» (Lc 22,14-20). Come si fa a non cogliere una continuità tra le parole di Gesù che chiama i suoi apostoli e dice: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi» e le parole di questo imprenditore che chiama i suoi lavoratori e si impegna a fare tutti i sacrifici rinunciando al margine e con loro a vivere insieme le difficoltà.

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Riformiamo il lavoro dal "basso"

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Sac. Carlo Sacchetti

Nella riflessione di oggi vorrei offrirvi una storia che ci aiuta a comprendere che il problema lavoro è molto più complesso di come alcune “ideologie riduttive” vogliono mostrarcelo e che il cammino che può trasformare il luogo di lavoro in una palestra di crescita umana debba essere di tutti: imprenditori e lavoratori. Nella storia spesso ciò che è partito dal basso ha avuto più durata ed efficacia nel tempo. Dunque rendiamo protagonisti i lavoratori! A volte gesti semplici e allo stesso tempo coraggiosi, iniettano nell’ambiente di lavoro un’energia, uno spirito positivo, che poi influisce anche sulle grandi scelte.

Torniamo allo scorso maggio e andiamo a Peccioli, nelle campagne pisane. È lì che vive Rossella Cionini, autista di autobus all’azienda Ctt Nord. Rossella è ammalata da anni e, a cadenze regolari, deve sottoporsi ad interventi chirurgici che la costringono a lunghe degenze. A gennaio aveva terminato ferie e permessi: sarebbe rimasta a casa senza stipendio se i suoi 250 colleghi non avessero deciso di regalarle un po’ delle loro ferie per aiutarla. Anche nei giorni in cui dalla sua storia sta nascendo un disegno di legge Rossella è a casa per colpa di un’operazione. «Sono tornata sotto i ferri il 19 agosto - dice - e spero sia l’ultima volta. Se venisse approvata una legge per la donazione delle ferie vorrei che si chiamasse la “legge degli angeli”. Perché io ho messo la storia ma i miei colleghi il gesto. Sono loro che hanno dimostrato di avere cuore».

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