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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Martirio

Quel "non previsto" che spinge la storia

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Sac. Carlo Sacchetti

Stavo rileggendo in questi giorni la cronaca del “martirio” dei ventuno copti cristiani uccisi dall’Is. Tutto secondo copione: il boia con il tabarro nero, il rito quasi maniacale e ripetitivo che insinua il messaggio che il massacro è inarrestabile, la pubblicazione in internet attraverso la quale si vuole alimentare il terrore, le rivendicazioni che suonano come minacce all’occidente nemico, la vittima sacrificale che rimane inerte, rassegnata, pronta per il sacrificio. Lui il Boia grande, dominatore, l’altro, la vittima, debole e piccolo. Rileggendo le cronache delle varie uccisioni si coglie una continuità che fa pensare ad una “regia pensata” nella quale si considera anche il dettaglio pur di raggiungere il proprio scopo.

Eppure, in questo caso, qualcosa è sfuggito a chi ha montato scrupolosamente il video da proporre al mondo intero. Antonio Aziz Mina, vescovo copto di Giza, cittadina egiziana, nel guardare il video dell’esecuzione dei ventuno lavoratori cristiani copti ha osservato le labbra dei condannati negli ultimi istanti, e dal labiale ha letto che invocavano il nome di Gesù Cristo. Ma come! Non dovevano rappresentare la debolezza e fragilità di chiunque si opponga all’Is? Non dovevano esprimere la rassegnazione di chi sa che prima o poi toccherà a lui? Non dovevano mostrare al mondo la paura di chi non può resistere a un destino ineluttabile?
Certo nell’intenzione del “regista” erano questi i messaggi che si dovevano trasmettere, ma c’è stato un “non previsto” che ha cambiato radicalmente la prospettiva. Colui che doveva apparire piccolo agli occhi di tutti è diventato un “gigante” della fede. Nessuna parola di vendetta, nessuna richiesta di pietà, solamente quell’invocare Gesù che è riconoscere Lui come unico Signore e Salvatore.

Continua…
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