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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Misericordia

La misericordia è la Risurrezione incarnata nella storia!

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Sac. Carlo Sacchetti

«Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale; e dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: «Siate misericordiosi come il Padre» (cfr Lc 6,36). E questo specialmente per i confessori! Tanta misericordia!»

Con queste parole Papa Francesco, al termine dell’Omelia della Liturgia Penitenziale del 13 marzo scorso, ha annunciato che il prossimo 8 dicembre avrà inizio un Anno Santo straordinario: l’Anno della misericordia.

In tutto il suo pontificato è tornata spesso questa verità: il Dio di Gesù Cristo è un Dio di misericordia. Penso che in un momento dove la Religione è elevata, da fanatici, a vessillo che giustifica la soppressione dell’infedele (è di questi giorni l’ennesima strage di cristiani in Pakistan), mostrare come cuore della religione “la misericordia” corregge e rilancia al mondo laico, al mondo in ricerca, l’annuncio di un Dio vicino che per primo cerca l’uomo. A chi fa della violenza e della paura uno strumento di conquista, il Papa, fedele discepolo di Gesù Cristo, risponde che la vera forza sta nella misericordia.

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La Chiesa? Un ospedale da campo...

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Sac. Carlo Sacchetti

Eccoci giunti a una parte fondamentale dell’intervista che stiamo commentando:

Papa Benedetto XVI, annunciando la sua rinuncia al Pontificato, ha ritratto il mondo di oggi come soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede che richiedono vigore sia del corpo, sia dell'anima. Chiedo al Papa, anche alla luce di ciò che mi ha appena detto: «Di che cosa la Chiesa ha più bisogno in questo momento storico? Sono necessarie riforme? Quali sono i suoi desideri sulla Chiesa dei prossimi anni? Quale Chiesa "sogna"?».
Papa Francesco, cogliendo l'incipit della mia domanda, comincia col dire: «Papa Benedetto ha fatto un atto di santità, di grandezza, di umiltà. È un uomo di Dio», dimostrando un grande affetto e una enorme stima per il suo predecessore.
«Io vedo con chiarezza - prosegue - che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso».
«La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: "Gesù Cristo ti ha salvato!". E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia. Il confessore, ad esempio, corre sempre il pericolo di essere o troppo rigorista o troppo lasso. Nessuno dei due è misericordioso, perché nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perché lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente "questo non è peccato" o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate».


«Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso». Con queste parole il Papa non intende puntare a un cristianesimo al ribasso per evitare di creare tensioni e conflitti. “Cominciare dal basso” va inteso come l’andare in profondità, in ciò che caratterizza l’uomo, ogni uomo. Scendere a quel livello dove tutti prima o poi si ritrovano. Lì dove ogni persona sente la necessità di un senso, il bisogno di una speranza, la sete di felicità. È qui che ci riscopriamo come fratelli, con le stesse radici e con lo stesso destino.

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Un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi

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Sac. Carlo Sacchetti

Ritengo che l’intervista che il Papa ha concesso ad Antonio Spadaro S.I. sia un testo fondamentale che ci permette, non solo di conoscere meglio il cuore e l’anima del nostro caro Papa, ma anche di cogliere aspetti fondamentali della nostra esperienza di credenti.
Per questo motivo ho pensato di rileggere con voi, e commentare, questo testo che se assunto, una goccia alla volta, può risultare molto salutare. Ovviamente questo percorso verrà fatto in più editoriali.
La prima domanda che viene rivolta al pontefice è chi sia Jorge Mario Bergoglio. Leggiamo:

Ho la domanda pronta, ma decido di non seguire lo schema che mi ero prefisso, e gli chiedo un po’ a bruciapelo: «Chi è Jorge Mario Bergoglio?» Il Papa mi fissa in silenzio. Gli chiedo se è una domanda che è lecito porgli... Lui fa cenno di accettare la domanda e mi dice: «non so quale possa essere la definizione più giusta… Io sono un peccatore. Questa è la definizione più giusta. E non è un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore».
Il Papa continua a riflettere «Sì, posso forse dire che sono un po’ furbo, so muovermi, ma è vero che sono anche un po’ ingenuo. Sì, ma la sintesi migliore, quella che mi viene più da dentro e che sento più vera, è proprio questa: “sono un peccatore al quale il Signore ha guardato”». E ripete: «io sono uno che è guardato dal Signore. Il mio motto Miserando atque eligendo l’ho sentito sempre come molto vero per me». Il motto di Papa Francesco è tratto dalle Omelie di san Beda il Venerabile, il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di san Matteo, scrive: «Vide Gesù un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi». E aggiunge: «il gerundio latino miserando mi sembra intraducibile sia in italiano sia in spagnolo. A me piace tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando».

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