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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Pienezza di vita

Perché è necessario confessarsi e farlo con frequenza?

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Sac. Carlo Sacchetti

Vorrei, in questo editoriale, riflettere con voi sul Sacramento della Penitenza, conosciuto come Confessione.
Non intendo fare una catechesi, in senso stretto, ma cercare di darvi un motivo valido per vivere questo Sacramento nello spirito giusto e con la giusta frequenza.
Per questo motivo vi propongo come meditazione il brano del vangelo di Matteo, capitolo 5, versetti 43-48:

43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

In queste parole di Gesù avvertiamo la vertigine di sentirci chiamati, dal cuore di Dio, a così alte vette. Ascoltando queste parole di Gesù ci si potrebbe spaventare e cercare di fuggire (vedi l’esperienza di Giona). Ma il modo corretto di accogliere questo discorso del Messia è quello di accogliere con stupore e gioia la grande vocazione a cui siamo chiamati. Se Gesù ci offre questo alto ideale è perché ognuno di noi, con il Suo aiuto, lo può realizzare.
Non abbiamo dunque scuse: ognuno di noi può vivere come Dio, amando col Suo stesso amore, donando se stesso come Lui ha fatto.

Continua…
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Io volevo qualcosa di più

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Sac. Carlo Sacchetti

Continuiamo la nostra riflessione sull’intervista che Papa Francesco ha rilasciato a Padre Spadaro S.I. con la seconda domanda che quest’ultimo ha posto al Pontefice.

Perché si è fatto gesuita?

Proseguo con quella che avevo scelto come prima domanda: «Santo Padre, che cosa l'ha spinta a scegliere di entrare nella Compagnia di Gesù? Che cosa l'ha colpita dell'Ordine dei gesuiti?».
«Io volevo qualcosa di più. Ma non sapevo che cosa. Ero entrato in seminario. I domenicani mi piacevano e avevo amici domenicani. Ma poi ho scelto la Compagnia, che ho conosciuto bene perché il seminario era affidato ai gesuiti. Della Compagnia mi hanno colpito tre cose: la missionarietà, la comunità e la disciplina. Curioso questo, perché io sono un indisciplinato nato, nato, nato. Ma la loro disciplina, il modo di ordinare il tempo, mi ha colpito tanto».
«E poi una cosa per me davvero fondamentale è la comunità.
Cercavo sempre una comunità, io non mi vedevo prete solo: ho bisogno di comunità. E lo si capisce dal fatto che sono qui a Santa Marta: quando sono stato eletto, abitavo per sorteggio nella stanza 207. Questa dove siamo adesso era una camera per gli ospiti.
Ho scelto di abitare qui, nella camera 201, perché quando ho preso possesso dell'appartamento pontificio, dentro di me ho sentito distintamente un "no". L'appartamento pontificio nel Palazzo Apostolico non è lussuoso. È antico, fatto con buon gusto e, grande, non lussuoso. Ma alla fine è come un imbuto al rovescio. È grande e spazioso, ma l'ingresso è davvero stretto. Si entra col contagocce, e io no, senza gente non posso vivere. Ho bisogno di vivere la mia vita insieme agli altri».
Mentre il Papa parla di missione e di comunità, mi vengono in mente tutti quei documenti della Compagnia di Gesù in cui si parla di «comunità per la missione» e li ritrovo nelle sue parole.

«Io volevo qualcosa di più». Il grido del cuore dell’uomo, tante volte sepolto nelle molte occupazioni, nelle molte paure, nelle molte doppiezze e fragilità, esce dalle parole del Papa in tutta la sua forza ed essenzialità.
Mi convinco sempre di più che la spiritualità in fondo non è altro che liberare questo grido. Tutti i sistemi, gli schemi, i metodi, le vie spirituali se non portano a questa semplificazione, se non portano a liberare questo grido del cuore dell’uomo, rischiano di diventare ostacoli e non aiuti. In fondo l’ascesi autentica si riconosce in questa essenziale verità. Perché preghi? Perché cerchi di vivere i comandamenti? Perché fai determinate rinunce? Perché condividi ciò che hai con il tuo fratello? Perché, a detta dei Santi, l’umiltà è la catena del rosario che tiene insieme tutte le altre virtù? Potremmo continuare con tutto ciò che ha caratterizzato le varie spiritualità nel tempo, ma la risposta sarebbe sempre e solo una: Perché il cuore possa continuare a volere qualcosa di più. Solo così può sperare di incontrare quel Volto, quel Cuore, quell’Abbraccio nel quale riposare.

Continua…
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