Site logo

Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Preghiera

Finché non entrai nel Santuario di Dio

finche_non_entrai_nel_santuario_di_dio


Sac. Carlo Sacchetti

Una cosa di cui il cristiano non può fare a meno è la preghiera. Come una pianta ha bisogno di acqua, di luce, così il credente non può fare a meno della preghiera.
Per parlarvi della preghiera ho scelto il salmo 73 che ci riporta l’esperienza di un giusto che è messo alla prova da ciò che accade davanti ai suoi occhi.
Come sono belli i salmi! Alcuni si lasciano intimorire dal linguaggio non sempre immediato contenuto in essi o dai riferimenti ad eventi non conosciuti che disorientano. È vero che per comprendere i salmi occorrerebbe una certa conoscenza dell’Antico Testamento (e mi sento di consigliare ad ogni cristiano questo approfondimento. In esso troviamo la Storia della Salvezza nella quale riponiamo la nostra speranza), ma se pregati con attenzione possono parlare all’uomo di ogni tempo. S. Agostino, sul letto di morte, si fece scrivere i principali salmi sul muro per poter continuare a pregarli nella malattia. La nota distintiva dei salmi è quella di guardare a Dio partendo dalle vicende dell’uomo. C’è così tanta umanità nei salmi che ognuno di noi ritrova qualcosa di sé. C’è tanta divinità in queste preghiere che la nostra speranza e fede vengono educate al senso del Dio d’Israele.
Ma insieme uno dei 150 salmi che compongono il salterio completo.

Continua…
Comments

Il sacramento della nostra vita

il_sacramento_della_vita


Sac. Carlo Sacchetti

Eccoci giunti alla fine dell’intervista con un’ultima domanda sulla preghiera.

*******************


Pongo al Papa un'ultima domanda sul suo modo di pregare preferito. «Prego l'Ufficio ogni mattina. Mi piace pregare con i Salmi. Poi, a seguire, celebro la Messa. Prego il Rosario. Ciò che davvero preferisco è l'Adorazione serale, anche quando mi distraggo e penso ad altro o addirittura mi addormento pregando. La sera quindi, tra le sette e le otto, sto davanti al Santissimo per un'ora in adorazione.
Ma anche prego mentalmente quando aspetto dal dentista o in altri momenti della giornata».
«E la preghiera è per me sempre una preghiera "memoriosa", piena di memoria, di ricordi, anche memoria della mia storia o di quello che il Signore ha fatto nella sua Chiesa o in una parrocchia particolare. Per me è la memoria di cui sant'Ignazio parla nella Prima Settimana degli Esercizi nell'incontro misericordioso con Cristo Crocifisso. E mi chiedo: "Che cosa ho fatto per Cristo? Che cosa faccio per Cristo? Che cosa devo fare per Cristo?". È la memoria di cui Ignazio parla anche nella Contemplatio ad amorem, quando chiede di richiamare alla memoria i benefici ricevuti. Ma soprattutto io so anche che il Signore ha memoria di me. lo posso dimenticarmi di Lui, ma io so che Lui mai, mai si dimentica di me. La memoria fonda radicalmente il cuore di un gesuita: è la memoria della grazia, la memoria di cui si parla nel Deuteronomio, la memoria delle opere di Dio che sono alla base dell'alleanza tra Dio e il suo popolo.
È questa memoria che mi fa figlio e che mi fa essere anche padre».

*******************


Sappiamo che ciò che rende credibili le nostre parole è la vita. Dopo aver parlato dell’importanza della preghiera il Papa ci racconta la sua preghiera.
Prima di tutto penso sia importante sottolineare come la preghiera aiuti il Pontefice a riconoscere le tracce della presenza di Dio nella sua vita, e nella storia in generale. La vera preghiera non porta ad un’evasione dal reale, ma permette di entrarci ancora di più, proprio perché aiuta a coglierne il senso profondo.

Continua…
Comments

Dio vive già nella città

dio_vive_gia_nella_citta


Sac. Carlo Sacchetti

Il Pontefice continua sviluppando quanto detto in precedenza.

**************

Queste parole del Papa mi ricordano alcune sue riflessioni del passato, nelle quali l'allora cardinal Bergoglio ha scritto che Dio vive già nella città, vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno. È un altro modo, a mio avviso, per dire ciò che sant'Ignazio scrisse negli Esercizi Spirituali, cioè che Dio «lavora e opera» nel nostro mondo. Gli chiedo dunque: «dobbiamo essere ottimisti? Quali sono i segni di speranza nel mondo d'oggi? Come si fa ad essere ottimisti in un mondo in crisi?».
«A me non piace usare la parola "ottimismo", perché dice un atteggiamento psicologico. Mi piace invece usare la parola "speranza" secondo ciò che si legge nel capitolo 11 della Lettera agli Ebrei che citavo prima. I Padri hanno continuato a camminare, attraversando grandi difficoltà. E la speranza non delude, come leggiamo nella Lettera ai Romani. Pensa invece al primo indovinello della Turandot di Puccini», mi chiede il Papa.
Sul momento ho ricordato un po' a memoria i versi di quell'enigma della principessa che ha come risposta la speranza: Nella cupa notte vola un fantasma iridescente. / Sale e spiega l'ale / sulla nera infinita umanità. / Tutto il mondo l'invoca / e tutto il mondo l'implora. / Ma il fantasma sparisce con l'aurora / per rinascere nel cuore. / Ed ogni notte nasce / ed ogni giorno muore! Versi che rivelano il desiderio di una speranza che qui però è fantasma iridescente e che sparisce con l’aurora.
«Ecco - prosegue Papa Francesco -, la speranza cristiana non è un fantasma e non inganna. È una virtù teologale e dunque, in definitiva, un regalo di Dio che non si può ridurre all'ottimismo, che è solamente umano. Dio non defrauda la speranza, non può rinnegare se stesso. Dio è tutto promessa».

*************


Proviamo a capovolgere la visione di preghiera, non per toglierla, ma per ridefinirne lo spazio vitale. La sostanza della preghiera è nella vita quotidiana, negli incontri che facciamo ogni giorno. Come ricorda il Papa: «Dio vive già nella città, vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno». È lì che possiamo trovare Dio. Può venir da pensare che se è così non è più necessario pregare. Ma subito ci si accorge che per avere questo sguardo, per avere questa fame, per avere questa capacità di riconoscerlo e accoglierlo in tutto ciò che accade, non si può fare a meno di momenti di solitudine, di ascolto della Parola, di rigenerazione nel sacramento. Ecco che questa spiritualità non ci toglie la preghiera ma ci mostra la sua dinamica profonda e vera. Attraverso il silenzio e la preghiera il mio cuore si dilata, la fame di Dio cresce, il desiderio di Lui diventa irresistibile. Ora però sappiamo che per placare questa fame, lo possiamo incontrare solo dentro la città, perché è vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno.
Questa dialettica, e solo questa “opposizione polare” (per usare un termine caro a Romano Guardini, ma da quanto abbiamo letto finora possiamo dire anche caro a Papa Francesco), ci può introdurre nella verità della preghiera, nell’essenza della vita cristiana.

Continua…
Comments

Il Discernimento

discernimento


Sac. Carlo Sacchetti

Continuiamo il commento all’intervista del Papa.
La domanda che gli viene posta ora è:

«Che cosa significa per un gesuita essere Papa?
Voglio proseguire su questa linea e pongo al Papa una domanda a partire dal fatto che lui è il primo gesuita ad essere eletto Vescovo di Roma: «Come legge il servizio alla Chiesa universale che lei è stato chiamato a svolgere alla luce della spiritualità ignaziana? Che cosa significa per un gesuita essere eletto Papa? Quale punto della spiritualità ignaziana la aiuta meglio a vivere il suo ministero?».
«Il discernimento», risponde Papa Francesco. «Il discernimento è una delle cose che più ha lavorato interiormente sant'Ignazio.
Per lui è uno strumento di lotta per conoscere meglio il Signore e seguirlo più da vicino. Mi ha sempre colpito una massima con la quale viene descritta la visione di Ignazio: Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo divinum est. Ho molto riflettuto su questa frase in ordine al governo, ad essere superiore: non essere ristretti dallo spazio più grande, ma essere in grado di stare nello spazio più ristretto. Questa virtù del grande e del piccolo è la magnanimità, che dalla posizione in cui siamo ci fa guardare sempre l'orizzonte.
È fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande e aperto a Dio e agli altri. È valorizzare le cose piccole all'interno di grandi orizzonti, quelli del Regno di Dio».
«Questa massima offre i parametri per assumere una posizione corretta per il discernimento, per sentire le cose di Dio a partire dal suo "punto di vista". Per sant'Ignazio i grandi principi devono essere incarnati nelle circostanze di luogo, di tempo e di persone.
A suo modo Giovanni XXIII si mise in questa posizione di governo quando ripeté la massima Omnia ridere, multa dissimulare, pauca corrigere, perché, pur vedendo omnia, la dimensione massima, riteneva di agire su pauca, su una dimensione minima. Si possono avere grandi progetti e realizzarli agendo su poche minime cose. O si possono usare mezzi deboli che risultano più efficaci di quelli forti, come dice anche san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi».

Continua…
Comments