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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Quaresima

Una parola buona in più

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Sac. Carlo Sacchetti

Dopo aver suggerito alcuni temi su cui poter costruire il programma di Quaresima, ovvero di “conversione”, ovvero di “ingresso nella vita”, ho pensato di soffermarmi su un aspetto che spero non manchi nell’impegno umano-spirituale di tutti.

Il Padre Benedettino tedesco Anselm Grün afferma: «Secondo i padri della chiesa, col nostro linguaggio noi costruiamo una casa. E se esso è pieno di rimproveri o giudizi, costruiamo una casa in cui nessuno vorrebbe abitare: una casa fredda, inospitale, da cui si cerca di uscire il più in fretta possibile».
Partendo da questo testo verrei consigliare, in questo percorso di quaresima, di soffermarsi sulle proprie parole.

Si sente, da più parti, sottolineare l’importanza dei fatti, delle opere. È evidente che il parlare che non è seguito dalle opere è vuoto e la stessa fede è morta. Gesù stesso ha detto: «21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). La lettera di Giacomo al capitolo secondo ricorda: «4A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? 15Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? 17Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta».
Alcune persone, forti di queste certezze, si impegnano, si danno da fare, pensando che sia importante solo questo e, di conseguenza, trascurano ciò che rappresenta la “casa”. Il linguaggio, le parole che usiamo, il come le usiamo, i tempi in cui parliamo o taciamo, l’intenzione che ispira il nostro dire, sono le fondamenta, le travi, le porte e le finestre della nostra casa.

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Per iniziare bene la Quaresima...

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Sac. Carlo Sacchetti

Il 14 febbraio scorso Papa Francesco ha consegnato 19 berrette cardinalizie ad altrettanti neoporporati dei cinque continenti (il ventesimo della lista, il colombiano Pimiento Rodriguez, non è potuto venire a Roma per ragioni di età avanzata).
I cardinali ora sono 227. 125 gli under 80 quindi votanti in un eventuale conclave. In essi troviamo le prime porpore per Tonga, Capo Verde Myanmar e Panama. Compare chiaro un orientamento che porta ad avere meno Europa e più “periferie del mondo”.

Vi scrivo queste cose perché vorrei che conoscessimo sempre meglio la “nostra” Chiesa. In molte occasioni vi ho esortato a non restringere la Chiesa al Clero. Il “Popolo di Dio” è formato da tutti i credenti e ognuno di noi è chiamato a sentirsi parte viva e attiva della Chiesa. Essa è una grande famiglia che spesso rischiamo di vedere solo nei suoi lati ambigui, fragili, organizzativi e gerarchici, e tutto questo ci porta a sentirci estranei ad essa e capaci di critiche anche feroci.
Rileggendo l’omelia di Papa Francesco, nella quale si rivolge ai neo Cardinali, si respira tutta la freschezza e tenerezza, unita a grande serietà e responsabilità, di ciò che rappresenta il codice esistenziale di chi riveste importanti responsabilità di governo nella Chiesa. Il Papa richiama l’inno alla Carità come “cifra spirituale” della vita del Cardinale. Ripercorriamo alcuni passaggi di questa omelia pensando che la maggior parte di questi cardinali vive questi valori, o comunque ogni giorno cerca di incarnarli nella sua vita, con serio e responsabile impegno. Sì perché è facile scagliarsi sul singolo che sbaglia dimenticando i molti fedeli che servono quotidianamente chi è loro affidato. È giusto condannare l’errore, che nel caso di persone che hanno incarichi così importanti acquista una gravità maggiore, ma sempre tenendo presente l’insieme ed evitando generalizzazioni che allontanano da una visione onesta e vera. Inoltre penso che queste indicazioni possano servire ad ogni credente e quindi possano rappresentare meditazioni utili per tutti noi. Non dimentichiamo ciò che disse S. Agostino nel suo discorso 340 in occasione dell’anniversario della sua ordinazione: «Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano».

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