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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Salvezza

Il cuore compatibile con Dio

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Alessandro d’Avenia (tratto da "Avvenire" del 5 aprile 2015)

Riparare i viventi è il titolo di un bel romanzo scritto della bravissima Maylis de Kerengal che in questi giorni mi ha accompagnato. Mi sembra il titolo perfetto per questa domenica. La storia parla di un adolescente che, uscito con i suoi amici in una fredda notte in cerca dell’onda perfetta da cavalcare all’alba con i loro surf ruggenti, sulla strada del ritorno ha un incidente ed entra in coma irreversibile. I suoi genitori consentono l’espianto degli organi, anche se è il cuore il vero protagonista della storia. Il cuore che viene estratto dal petto del ragazzo va a riempire quello di una donna in attesa di un organo che la salvi grazie ad un trapianto.
Ad un tratto la madre di Simon, il ragazzo morto, si chiede che accadrà al contenuto del cuore di suo figlio: «Che ne sarà dell’amore di Juliette una volta che il cuore di Simon ricomincerà a battere dentro un corpo sconosciuto, che ne sarà di tutto quel che riempiva quel cuore, dei suoi affetti lentamente stratificati dal primo giorno o trasmessi qua e là in uno slancio d’entusiasmo o in un accesso di collera, le sue amicizie e le sue avversioni, i suoi rancori, la sua veemenza, le sue passioni tristi e tenere? Che ne sarà delle scariche elettriche che gli sfondavano il cuore quando avanzava l’onda? Che ne sarà di quel cuore traboccante, pieno, troppo pieno?».

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Non mi salvo senza il fratello

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Sac. Carlo Sacchetti

L’intervista al Papa continua parlando della Compagnia di Gesù (Gesuiti), di Pietro Favre, un Gesuita che è per lui un modello e della sua personale esperienza di Governo (tutte parti che vi invito a leggere personalmente). Il Papa poi si sofferma sul “Sentire con la Chiesa” e dice:

«L'immagine della Chiesa che mi piace è quella del santo popolo fedele di Dio. È la definizione che uso spesso, ed è poi quella della Lumen gentium al numero 12. L'appartenenza a un popolo ha un forte valore teologico: Dio nella storia della salvezza ha salvato un popolo. Non c'è identità piena senza appartenenza a un popolo.
Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunità umana. Dio entra in questa dinamica popolare». […]

Come è importante, per la maturazione della fede, entrare in questa prospettiva. Abbiamo già sottolineato in più parti il valore della comunità. Ora il Papa ci ricorda che la nostra salvezza è legata a quella del fratello. Si esce dalla prospettiva privata, pensare prima di tutto alla propria salvezza, per entrare in quella comunitaria: non mi salvo se non si salva il fratello.
Questa idea è alla base di tutta l’impostazione teologica, spirituale e pastorale di Papa Francesco. Per lui una Chiesa che si chiude in se stessa, che non esce alla ricerca del fratello bisognoso, del fratello che è nel peccato o che è semplicemente fuori, è malata. Una Chiesa che non si confronta con le sfide della cultura contemporanea, che non ascolta il popolo, non vive uno dei misteri centrali della sua fede: l’incarnazione.

Uscire verso il fratello non è solo un movimento missionario che si colloca tra i vari doveri del mio essere buon cristiano, ma è essenzialmente legato alla mia salvezza e felicità. Senza eliminare la responsabilità personale per i propri peccati - questa rimane e la affidiamo a Dio e alla sua misericordia - il cristianesimo introduce l’idea che Dio salva il popolo e di conseguenza il destino del fratello mi riguarda.

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