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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati
Strage

Io non sono Charlie

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Sac. Carlo Sacchetti

Mi ha sconvolto la ferocia e la violenza di chi ha freddato giornalisti e agenti inermi quasi fossero animali destinati al macello. Del resto l’odio è così, rende progressivamente ciechi e distorce la realtà rendendola conforme a ciò che si vuole vedere.

Ma non sono meno addolorato e arrabbiato davanti al massacro di Boko Haram in Nigeria. Ammazzati a uno a uno a colpi d'arma da fuoco o con i machete, uomini anziani, donne e bambini inseguiti nelle strade e nella foresta, finiti dopo essere stati atrocemente mutilati.
Non si riescono a contare le vittime della carneficina nella città di Baqa, nel nord-est della Nigeria, dove dei circa diecimila abitanti almeno 2.000 sarebbero stati uccisi dagli integralisti islamici di Boko Haram in meno di una settimana.

Eppure quanti di noi e dei grandi della terra sono scesi in piazza per condannare un simile gesto? Certo è passato per i telegiornali, ma mentre il primo ha monopolizzato le varie edizioni per più giorni, il secondo è scivolato via alla pari di tante altre notizie.

Nel primo caso sono stati uccisi (meglio dire massacrati) professionisti che operavano in una testata giornalistica famosa per la sua satira irriverente che non si preoccupava di calpestare i sentimenti e i valori più intimi e profondi di tante persone. Quante volte ho sentito ripetere la parola “libertà” in questi giorni. Sono confuso! Come si può mettere insieme la libertà con la violenza di chi dissacra ciò che rappresenta la fede e la speranza di tante persone. Perché occorre che ce lo diciamo: questa è violenza e, tra l’altro, delle peggiori. Certo si può obiettare che qui non si uccideva nessuno, era solo satira. Ho ascoltato un’intervista fatta a Dario Fo e al vignettista Vincino su Sky che si è conclusa con la tesi, affermata da tutti che la “satira non deve avere alcun limite”. Questo è sbagliato e grave.
Il peso che si dà a tesi come queste dipende dalla visione che si ha della persona. Se la riduciamo a ciò che è biologico e psicologico allora si può fare questa differenza. Vi sono state tante correnti, filosofiche e no, (positivismo, materialismo ed altro) che hanno ridotto l’uomo a queste dimensioni. Ma se l’uomo è anche spiritualità, esigenza di senso e religiosità, allora attentare e violentare ciò che di più sacro vi è per queste persone è una violenza che ha anche l’aggravante della derisione. Riguardando in internet, alcune vignette pubblicate dal giornale satirico, c’è da rimanere inorriditi e sentirsi offesi nella propria fede. Mi ha fatto e mi fa molto male pensare che in nome della libertà di espressione ci sia chi si può permettere di calpestare quanto ho di più sacro. Intendiamoci non sto parlando qui di un sano umorismo. Questo non solo è necessario nella vita ma aiuta in tanti casi a sdrammatizzare situazioni, limiti e paure. Chi non sa ridere di se stesso, manifesta spesso problemi di relazione e accoglienza verso se stesso e gli altri. Ma qui il discorso è molto diverso. Qui si colpisce il tesoro più prezioso di molte persone.
I martiri di Abitene morti nel 304 d.c. perché dinanzi all’invito di evitare di celebrare l’eucaristia, per non farsi scoprire dal persecutore, hanno risposto: «senza la domenica non possiamo vivere» dimostrano che vi possono essere realtà che non si toccano, non si vedono, ma rappresentano un valore che può essere più importante della stessa vita. La religione è una di queste realtà e il suo carattere sacro va sempre rispettato, come è sacra la vita umana e non vi sono ragioni che possono giustificarne la soppressione.

Continua…
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