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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Una chiave importante

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Sac. Carlo Sacchetti

Continua il Papa con una riflessione di importanza fondamentale:

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«Se l'incontro con Dio in tutte le cose non è un "eureka empirico"- dico al Papa -- e se dunque si tratta di un cammino che legge la storia, si possono anche commettere errori…».
«Sì, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili.
L'incertezza si ha in ogni vero discernimento che è aperto alla conferma della consolazione spirituale».
«Il rischio nel cercare e trovare Dio in tutte le cose è dunque la volontà di esplicitare troppo, di dire con certezza umana e arroganza: "Dio è qui". Troveremmo solamente un dio a nostra misura. L'atteggiamento corretto è quello agostiniano: cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre. E spesso si cerca a tentoni, come si legge nella Bibbia. È questa l'esperienza dei grandi Padri della fede, che sono il nostro modello. Bisogna rileggere il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei. Abramo è partito senza sapere dove andava, per fede. Tutti i nostri antenati della fede morirono vedendo i beni promessi, ma da lontano... La nostra vita non ci è data come un libretto d'opera in cui c'è tutto scritto, ma è andare, camminare, fare, cercare, vedere... Si deve entrare nell'avventura della ricerca dell'incontro e del lasciarsi cercare e lasciarsi incontrare da Dio».

«Perché Dio sta prima, Dio sta prima sempre, Dio primerea. Dio è un po' come il fiore del mandorlo della tua Sicilia, Antonio, che fiorisce sempre per primo. Lo leggiamo nei Profeti. Dunque, Dio lo si incontra camminando, nel cammino. E a questo punto qualcuno potrebbe dire che questo è relativismo. È relativismo? Sì, se è inteso male, come una specie di panteismo indistinto. No, se è inteso in senso biblico, per cui Dio è sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove e come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dell'incontro con Lui. Bisogna dunque discernere l'incontro. Per questo il discernimento è fondamentale».
«Se il cristiano è restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio.
Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla "sicurezza" dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. lo ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c'è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio».

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“Cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre”. Il cristiano ha le sue radici in un popolo di nomadi, in un popolo che fa del movimento un elemento di vita. Quello che per i nostri antenati era un normale modo di vita, per noi cristiani diventa uno stile spirituale. In queste parole il Papa afferma con san Paolo che la giustificazione avviene per la fede (Gal 2,16) e non per le opere. Nel capitolo 11 della lettera agli Ebrei, che il Pontefice cita sopra, abbiamo i nostri antenati che hanno fondato le loro scelte, la loro vita sulla fede.

Fede significa non appoggiare la nostra vita e le nostre sicurezze su di noi, su ciò che possiamo comprendere o fare, ma su di un Altro, su ciò che Lui ha fatto. Fede significa non costruirsi un’ideologia tra le altre ma aprirsi all’unica Verità che ci viene incontro. Fede significa trovare la propria sicurezza non nelle nostre opere buone (sentirsi tranquilli perché si è fatto il proprio dovere), ma nell’amore misericordioso di Dio e nella possibilità di maggior bene che mi sta davanti. Fede significa rinunciare alla staticità di un sistema ben definito per rimettersi ogni giorno in cammino. Fede significa ascoltare con interesse chi la pensa in modo diverso da te, perché si crede che ogni persona può avvicinarci a una Verità che sarà sempre davanti a noi. Fede significa “cercare Dio in ogni persona”, anche quando questa fosse distrutta da vizi, droga o qualunque altra cosa. Fede significa rinunciare a voler possedere Dio, riducendolo alle nostre misure, e lasciarsi sorprendere da Lui. Fede significa essere pronti a rimettersi in cammino anche quando si pensava di avere già viaggiato abbastanza.

La fede, quella matura, unisce le persone attraverso la fiducia, la meraviglia, il bello cercato nell’altro. La fede, quella matura, è fondamento della carità perché rende la persona libera dagli altri e da se stessa. La fede, quella matura, ci accompagna per mano nel mondo di Dio, nella passione del suo cuore.

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