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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

L'unità della Chiesa passerà attraverso il cuore delle donne

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Sac. Carlo Sacchetti

Dopo alcune considerazioni sui Dicasteri romani e il rapporto tra primato petrino e sinodalità il Papa si sofferma sul ruolo della donna nella Chiesa:

[…] Cerco di capire come il Papa veda il futuro dell'unità della Chiesa. Mi risponde: «dobbiamo camminare uniti nelle differenze: non c'è altra strada per unirci. Questa è la strada di Gesù».
[…] Allora, chiedo: «Quale deve essere il ruolo della donna nella Chiesa? Come fare per renderlo oggi più visibile?».
«È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del "machismo in gonnella", perché in realtà la donna ha una struttura differente dall'uomo.
E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Maria, una donna, è più importante dei Vescovi.
Dico questo perché non bisogna confondere la funzione con la dignità. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di più per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potrà riflettere meglio sulla funzione della donna all'interno della Chiesa. Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l'autorità nei vari ambiti della Chiesa».

Non è a caso che siano accostati due argomenti come l’unità della Chiesa e il ruolo della donna.
Prima di tutto occorre sottolineare ciò che il pontefice afferma subito dopo. La donna è bella nella misura in cui è pienamente se stessa e non perché scimmiotta ciò che è tipico dell’uomo. Il “machismo in gonnella” ci priva di quel genius femminile che è una risorsa preziosa e irrinunciabile per l’umanità.

Quando per tanti secoli non si è considerati per il proprio valore, anzi, le proprie caratteristiche diventano scuse per rafforzare l’idea che la donna debba avere un ruolo secondario nella società, cresce, abbastanza spontaneo, un senso di inferiorità che si illude di poter colmare il divario di prestigio, stima e potere, assumendo quelle caratteristiche che nel tempo hanno distinto coloro che hanno dominato. Comprensibile questo atteggiamento ma sbagliato.
Lo stesso errore si compie quando si pensa di fare unità uniformando una parte all’altra. Nella storia sono stati tanti i governi (non solo politici ma anche religiosi) che hanno pensato di risolvere il problema dell’unità con l’uniformità.
Il destino della donna ci aiuta a comprendere quella che è la via maestra dell’unità: non attraverso l’omologazione ma per la via della promozione.
La donna infatti ha delle caratteristiche proprie che vanno nella direzione dell’unità e della fecondità. Nella donna tutto parla di accoglienza, di attesa, di vita. Il modo in cui una madre accoglie un figlio è un insegnamento per tutta l’umanità di come ci si può accogliere gli uni con gli altri. L’attenzione che la donna ha per il particolare ci stimola a valorizzare ogni individualità scoprendo l’apporto unico e insostituibile di ogni persona. Vi sono poi le varie attese che una donna vive nella sua vita. Già nel grembo una donna deve aspettare nove mesi prima di abbracciare la sua creatura; l’attesa si protrae anche nella crescita del figlio quando solo dopo anni lo vedrà diventare autonomo; anche nell’adolescenza l’essere il tutto per il figlio lascia il posto a una prossimità fiduciosa che si carica di attesa; nella giovinezza l’aspettare si divide tra la preoccupazione per i rientri a casa notturni del figlio e il desiderio paziente che possa trovare la sua strada; nell’età matura in tante situazioni la donna aspetta il marito; alla fine della vita quando è anziana la donna attende la visita dei figli, come consolazione e conferma che ciò che si è vissuto non è stato vano. Mi sono soffermato su questa caratteristica dell’attesa perché uno dei doni più grandi della mia vita sacerdotale è stato imparare dalle donne questo saper aspettare carico di speranza e fecondo. Diverso invece è l’atteggiamento di tante persone che, o provano a forzare l’altro e gli eventi nella direzione della propria volontà, o si lasciano vivere rassegnandosi in modo sterile e vuoto.

Come dicevo all’inizio sono convinto che la maggior attenzione al genius femminile, al suo specifico, permetterà a tutti di crescere in umanità e soprattutto nella vera unità. Come sottolinea Papa Francesco “dobbiamo camminare uniti nelle differenze: non c'è altra strada per unirci”. Questo non è possibile senza quello spirito, proprio della donna, che riesce a unire là dove la ragione fallisce. Solo con la ragione (ci vuole anche lei, naturalmente) non si riuscirà a trovare quella via di novità, creatività, fecondità - fatta di ascolto, attesa, rispetto e promozione - senza la quale non vi è vera unità.
In altre parole, l’unità della Chiesa passerà attraverso il cuore delle donne!
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