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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati

Dialogo con Alessandro D'Avenia

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Quando uno si innamora...



A cura del "Centro Culturale S. Francesco di Sales" di Campagnola Emilia

«Quando uno si innamora non fa che dirlo al mondo intero, no? Be’, questo mio innamoramento continuo verso i miei ragazzi, cioè per la loro identità profonda, mi ha portato a dire: io questa bellezza la devo raccontare, perché nessuno la vuole raccontare»

Queste sono le parole di Alessandro D’Avenia autore di un romanzo: “Bianca come il latte rossa come il sangue” che ha scalato le classifiche diventando un Best seller tradotto in più di 20 lingue. A breve uscirà anche un film. Ma perché migliaia di giovani e meno giovani affollano palazzetti e aule magne per andare ad ascoltare un professore di liceo? Perché al solo pronunciare il suo nome la reazione è quella del fan davanti al suo idolo? Perché uno scrittore alla sua opera prima richiama le folle come una grande star? Il segreto sta tutto qui: Alessandro D’Avenia è un professore che guarda i suoi alunni con lo stupore di chi scorge in ognuno di essi un mistero, un tratto di quell’unica bellezza e armonia che ha plasmato il mondo. Solo chi ti sa guardare in questo modo, carico di fiducia in te, può aprirti possibilità nuove, convincendoti che i tuoi sogni non sono solo evasioni per rendere la vita meno dura, ma piuttosto l’energia che ti fa uscire dal tuo torpore per cercare di fare della tua vita un capolavoro. Come racconta Enzo Bianchi: «Ho avuto la grazia di trovare chi credeva in me. Avere qualcuno che crede in noi è decisivo affinché possiamo a nostra volta credere negli altri, è determinante per riuscire a trovare senso nella vita».

Non puoi raccontare al giovane che la vita è bella e promettente se tu adulto per primo non vivi questo. Dice in modo graffiante D’Avenia: «Oggi, la grande assenza è dei padri. È il motivo per cui, poi, il Padre sembra ancora più assente. Leggendo la cosiddetta “letteratura adolescenziale”, trovi mamme-carabiniere, cioè rompiscatole clamorose, e padri falliti. Adulti che, al massimo, hanno la nostalgia dell’essere adolescenti. Allora perché devo crescere, se crescere è diventare uno che ha nostalgia di essere come sono io ora?». Lui stesso dice che per la sua crescita sono stati fondamentali Adulti che vivevano una vita piena: «Uno dei motivi per cui ho deciso di diventare insegnante è stato padre Pino Puglisi (il sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, ndr), che ho avuto come prof a Palermo. Liceo pubblico: eravamo in 1500, un caos. Noi, tra un’occupazione e l’altra, eravamo convinti di avere il mondo in mano. Guardavo questo sacerdote piccolino, magro, sempre sorridente, e dicevo: Ma figurati!. Poi, quando è morto, poco prima della seconda liceo, ho capito la differenza fra noi (e gli altri prof) e lui: lui le parole che diceva le viveva veramente, anzi c’era morto. Poi vedevo il mio insegnante di Lettere, che era un sognatore davvero: a 65 anni ancora balbettava nel raccontare Dante...».

Tutto questo ci fa pensare che la serata che si terrà a Campagnola Emilia il 24 settembre alle 20.30, presso l’Oratorio San Giovanni Bosco, sarà densa di stimoli che aiuteranno sia giovani che adulti a crescere.

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