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Unità Pastorale di Campagnola e Cognento


Nella speranza siamo stati salvati


La Parrocchia di Cognento

Brevi cenni storici
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Nel 1232 era già esistente la chiesa di S. Giacomo de Quignentullis (Cognento); in quell'anno Germano, rettore di S. Gervasio di Campagnola, investì un certo Benvenuto in qualità di rettore di quella chiesa. Nel 1992 furono scoperte significative tracce della chiesa medievale di Cognento: durante alcuni lavori, nella parete esterna del lato meridionale, emersero un archetto ed una finestrella a strombo tamponata; quest'ultima, in modo particolare, è caratteristica dello stile ro¬manico del XII-XIII secolo.
Dalle relazioni delle visite pastorali del 1581 e del 1594 si viene a sapere che c'erano tre altari: quello maggiore, quasi certamente dedicato al patrono S. Giacomo, quello della Beata Maria Vergine e quello di S. Massimo, privo tuttavia dell'immagine del santo. Nel 1647 vi erano invece quattro altari: il maggiore e quelli della Madonna di Loreto, del Rosario e di S. Massimo. Anche nel 1652 gli altari erano quattro, ma erano cambiate le dedicazioni: il maggiore; quello del Rosario con quadro che ritraeva la Madonna col Bambino, S. Giovanni Evangelista, S. Antonio da Padova e S. Massimo; quello di S. Maria Maddalena e quello di S. Antonio. La chiesa era lunga braccia 28 e provvista di un coro quadrato lungo braccia 8,3, mentre era larga braccia 14; era dotata di due porte, tre finestre e una sola campana, posta nella facciata sulla porta principale. Da una pianta del 1663, si apprende che la chiesa era ad una sola navata e il coro si trovava dietro l'altare maggiore; due altari stavano addossati alle pareti laterali dall'una e dall'altra parte vicino al presbiterio; il quarto altare era a sinistra per chi entrava dalla porta principale. Davanti alla facciata vi era un atrio o portico. Nel 1668 gli altari si ridussero a tre: il maggiore e quelli del Rosario e di S. Maria Maddalena. L'edificio era orientato liturgicamente, cioè l'altare maggiore era posto ad oriente e la facciata principale era rivolta ad occidente: la chiesa, pertanto, aveva la pianta rovesciata rispetto ad oggi.
L'assetto attuale della chiesa di S. Giacomo ebbe origine dalla ristrutturazione totale dell'edificio, realizzata tra il 1780 e il 1789 dal rettore Paolo Boccaletti. Nell'Archivio parrocchiale si trova una supplica di questo rettore al vescovo di Reggio E. Mons. Gianmaria Castelvetro, in cui si richiedeva di mutare l'orientamento alla chiesa, perché la strada passava dietro al coro, di rifare il tetto cadente, di costruire la volta del soffitto, di togliere tombe sotto il pavimento dove si voleva porre l'altare maggiore, di erigere una nuova facciata e la torre campanaria. Nello stesso Archivio si conserva anche il decreto di concessione in data 19 dicembre 1780. Dalla relazione della visita pastorale del vescovo Mons. Francesco Maria d'Este, che ebbe luogo il 28 maggio 1789, risulta che i lavori erano già stati eseguiti. Nel 1785 furono collocati due bellissimi confessionali di legno in stile rococò. In seguito a questi lavori, l'edificio risultò lungo 18 metri, largo m. 7,50, alto m. 8. con soffitto a volta e due cappelle laterali; ebbe inoltre una nuova facciata in via Parrocchia e una nuova torre campanaria.
Dietro l'altare maggiore venne posto nel 1859 un quadro di S. Giacomo Apostolo eseguito dal pittore sordomuto Giovanni Bonvicini, secondo gli schemi della scuola accademica modenese del maestro Adeodato Malatesta (1806-1891).
Altri lavori di restauro furono eseguiti dai priori Luigi Pedrini tra il 1906 e il 1907, e Antonio Guidetti negli Anni Venti nel 1928 fece fondere l'attuale concerto di campane). Negli Anni Trenta e Quaranta il priore Rinaldo Spaggiari eseguì lavori di decorazione della chiesa, rinnovò il coro e il presbiterio, costruì il teatrino parrocchiale, una vasta sala per le adunanze dell'Azione Cattolica, il campo sportivo, l'Asilo Infantile e la nuova torre campanaria.
Fino agli anni Cinquanta la facciata della chiesa si presentava tripartita da due cornicioni orizzontali, movimentata da una coppia di lesene in muratura, poste a ciascun lato dell'unico ingresso e del finestrone trapezoidale settecentesco, e provvista di un timpano arrontondato. Le parti architettoniche appena accennate erano messe in rilievo dalla diversa colorazione dell'intonaco. Agli inizi degli anni Cinquanta, su iniziativa di don Orlando Poppi, coadiutore di don Rinaldo Spaggiari, la facciata fu abbellita da uno splendido portale settecentesco di marmo proveniente - unitamente all'altare ed alla cornice di marmo del quadro di S. Giacomo - , dalla chiesa di S. Rocco di Reggio E:, allora demolita. Nel 1992, l'attuale parroco don Pietro Baracchi fece consolidare le fondamenta della chiesa - che si rivelarono pressoché inesistenti - e rifarne il tetto.
Oltre la tela del santo patrono, si trovano altre pale di un certo pregio artistico: una Madonna col Bambino e i santi Antonio abate e Massimo, esposta nell'altare di destra, attribuito a Francesco Camuncoli (1745-1825), autore tra l'altro di una tela raffigurante S. Andrea Avellino esposta nella Basilica di S. Prospero a Reggio; un S. Francesco nell'atto di ricevere le stimmate, posto nella parete di sinistra della chiesa, attribuibile ad ignoto pittore di scuola bolognese del Seicento.
S. Massimo. Posto a Cognento all'incrocio tra la via della Parrocchia e la via S. Massimo, al suo interno si venerava un'immagine dipinta su tavola di legno della Madonna della Ghiara dai bei colori rosa e azzurro delle vesti, eseguita forse da ignoto pittore reggiano del Seicento - ora custodita al sicuro e sostituita con una riproduzione su carta - e ai lati vi sono due immagini di santi, S. Rocco e Santa Apollonia Vergine e Martire. Il culto di S. Massimo è antichissimo ed era già diffuso a Cognento alla fine del Cinquecento.

A cura di Luigi Insinna